Ricerche

Building: ripartono gli investimenti nelle tecnologie digitali

Secondo lo Smart Building Report dell’Energy & Strategy Group nel 2021 gli investimenti per migliorare l’efficienza degli edifici e garantire l’elettrificazione dei consumi hanno raggiunto circa 9,5 miliardi di euro, segnando un +25% rispetto al 2020

Pubblicato il 14 Nov 2022

smart building

Il parco edilizio italiano, in gran parte costituito da stabili datati e non progettati in un’ottica di contenimento dei consumi, nel 2021 ha conosciuto un certo passo in avanti in direzione dell’efficienza energetica e della digitalizzazione. Questa la principale conclusione dello Smart Building Report 2022 dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano. In effetti il parco edilizio italiano, per il 92% costituito da edifici residenziali, è in gran parte vecchio e trarrebbe grande giovamento dalle ristrutturazioni: il 62,3% del patrimonio abitativo e il 37,8% di quello destinato ad altri usi, infatti, ricade in classi energetiche molto basse, F o G, nonostante negli ultimi tre anni gli immobili in Italia abbiano consumato complessivamente meno della media europea, con un calo del 6,8% tra il 2017 e il 2020. Un problema non da poco,  considerato che l’edilizia è responsabile di una quota molto rilevante di emissioni (36%) e consumi (40%) a livello europeo.

A livello normativo, inoltre, la Renovation Wave Strategy ha imposto al settore una serie di tagli consistenti entro il 2030: -60% emissioni, -14% consumi di energia, -18% consumi per riscaldamento e raffrescamento rispetto al 2015 e un raddoppio del tasso di ristrutturazione edilizia. Obiettivi che sono stati ulteriormente inaspriti dal piano di affrancamento dal gas russo (REPowerEU) che ha aumentato del 13% il target di efficienza energetica e del 45% la quota da energia rinnovabile dei consumi complessivi al 2030, con un raddoppio del tasso di installazione di solare fotovoltaico.

In questo senso, il report segnala qualche progresso: escludendo le superfici opache (il cosiddetto “cappotto”) e le chiusure vetrate, che insieme hanno generato nel 2021 un giro d’affari rispettivamente di 36 e 2,56 miliardi di euro, nell’ultimo anno gli investimenti del comparto edilizio per migliorare l’efficienza degli edifici e garantire l’elettrificazione dei consumi hanno raggiunto circa 9,5 miliardi di euro, segnando un +25% rispetto al 2020, al contrario in calo dell’11% sul 2019.

Nel dettaglio, i Building devices and solutions hanno registrato circa 6,5 miliardi di euro di investimenti (+ 44% rispetto al 2020, una cifra superiore anche ai risultati pre-pandemici), di cui 4 solo nel comparto Energy, seguiti dalle soluzioni per la sicurezza di asset e persone (1,1 miliardi) e dal comfort abitativo (1 miliardo).

La crescita delle soluzioni di efficienza energetica e di elettrificazione dei consumi finali, come pompe di calore e fotovoltaico, è stata dettata principalmente dagli incentivi e dall’aumento dei prezzi energetici. Gli investimenti in Automation technologies e in Piattaforme di gestione e controllo nel comparto edilizio a fine 2021 ammontavano invece a circa 2,4 miliardi di euro (+2,2% rispetto al 2020): la quota più consistente è ancora quella della componente sensoristica (circa 818 milioni di euro, 65% del totale).

Federico Frattini, responsabile dell’Osservatorio e vicedirettore dell’Energy&Strategy –

“Alcuni incentivi, in particolare il Superbonus, hanno avuto il merito di riportare l’attenzione sull’efficienza energetica degli edifici e di dare una forte spinta al mercato – commenta Federico Frattini, responsabile dell’Osservatorio e vicedirettore dell’Energy&Strategy – ma hanno anche generato dinamiche ingestibili, a partire dall’aumento smisurato dei prezzi. Crediamo che gli incentivi siano determinanti per centrare gli obiettivi europei di decarbonizzazione (che non possono fare a meno dell’efficientamento del comparto edilizio, responsabile in Europa di circa il 40% dei consumi energetici) ma l’analisi che abbiamo condotto indica che dovrebbero essere strutturali, avere procedure più snelle e rendere il cittadino co-partecipe dei costi almeno per il 10-15%.“Ma di pari passo con gli incentivi, da estendere anche alla parte tecnologica e digitale degli edifici, cioè quella più propriamente smart, andrebbero introdotti come nel resto d’Europa obblighi stringenti per migliorare progressivamente il patrimonio edilizio, particolarmente datato – continua Frattini -: le performance degli edifici dovrebbero essere tutte misurate, dando un senso alle tante certificazioni che al momento risultano frammentate e non cogenti”.

Per il futuro, tutto sommato le prospettive sono abbastanza positive: complessivamente, al 2026 gli investimenti nelle macro-famiglie di tecnologie analizzate (escluse superfici opache e chiusure vetrate) andrebbero dai 10,7 miliardi di euro dello scenario base ai 21 di quello accelerato. Per quanto riguarda ad esempio il comparto Building devices and solutions, dopo il rallentamento del 2020, gli investimenti continuerebbero a salire fino a raggiungere nel 2026 gli 8,7 miliardi di euro rispetto agli attuali 6,5.

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