INDUSTRIAL TRANSFORMATION

Sovranità energetica e competizione industriale: il ruolo del Clean Industrial Deal



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Il Clean Industrial Deal rappresenta una nuova visione di sviluppo industriale che si deve confrontare in modo sempre più diretto e significativo con i temi della sovranità energetica. Il mondo della finanza sta osservando con attenzione e con non poche aspettative sui possibili impatti a livello di competitività industriale

Pubblicato il 2 apr 2025

Océane Balbinot-Viale

Sustainable Investment Research Analyst, Crédit Mutuel Asset Management



L'importanza per gli investitori di misurare la temperatura del portafoglio
Océane Balbinot-Viale, Sustainable Investment Research Analyst, Crédit Mutuel Asset Management – La Française AM

Stretta tra un’ambiziosa transizione energetica e la dura realtà della competitività industriale così come le turbolenze geopolitiche, l’Europa deve accelerare la propria strategia. Più che semplici politiche a favore del clima, il Clean Industrial Deal (CID) dell’Unione Europea mette in evidenza che l’energia a prezzi accessibili è un fattore determinante sia per la sovranità energetica che per la competitività industriale. Mettendo al primo posto la convenienza del costo per l’energia, il Clean Industrial Deal segna il passaggio verso una posizione più interventista. Tuttavia, la dipendenza da contratti come gli accordi di acquisto di energia (PPA Power Purchase Agreements) o i contratti per differenza (CFD) e dalle interconnessioni delle reti elettriche solleva dubbi sull’effettiva capacità dell’Europa di proteggersi dalla volatilità dei mercati e da dipendenze esterne.

Sovranità energetica e competitività

Se da un lato il Clean Industrial Deal indica l’energia a prezzi convenienti come mezzo per garantire la sopravvivenza del settore industriale, dall’altro riconosce implicitamente lo svantaggio strutturale dell’Europa in termini di costi energetici rispetto agli Stati Uniti o alla Cina. I prezzi elevati dell’energia sono da tempo un peso per la competitività industriale europea, in cui i processi ad alta intensità energetica rendono i costi di produzione molto sensibili alle fluttuazioni dei prezzi energetici. Sebbene i PPA e i CFD rendano i prezzi visibili, non risolvono però la questione se l’Europa possa generare internamente energia pulita sufficiente a prezzi competitivi sul piano globale e ridurre la sua esposizione agli shock energetici esterni.

La dimensione strategica delle politiche energetiche del CID diventa più evidente se si considera la dipendenza dell’Europa dalle materie prime critiche per la sua transizione energetica, poiché queste provengono per lo più al di fuori dell’UE. Sebbene il CID cerchi di affrontare questo problema attraverso l’istituzione di un’agenzia centrale per gli acquisti e lo stoccaggio, il Centro europeo per le materie prime critiche, ciò non sarà sufficiente per affrontare la dipendenza dell’Europa da pochi fornitori, in particolare la Cina, e potrebbe lasciare l’Europa esposta alle interruzioni della catena di approvvigionamento e ai Paesi extra-UE con influenza geopolitica.

Il ruolo del nucleare in relazione a sovranità energetica e competitività

Il ruolo dell’energia nucleare nel quadro del CID presenta notevoli sfide per il perseguimento della sovranità energetica dell’Europa e per il rapporto tra sovranità energetica e competitività. Gli alti costi del capitale, i lunghi tempi di realizzazione e le considerazioni politiche continuano a sollevare dubbi sulla sua praticabilità come soluzione a breve termine per rendere l’energia accessibile. Inoltre, la dipendenza dell’Europa da fornitori esterni per i componenti chiave del ciclo del combustibile nucleare mostra le persistenti vulnerabilità nel raggiungere la piena autosufficienza. Tuttavia, l’impegno del CID alla “neutralità tecnologica” apre le porte a un ruolo più importante del nucleare nella transizione all’energia rinnovabile. Con il forte sostegno di importanti Stati membri come la Francia, l’energia nucleare può integrare le fonti rinnovabili, fornendo una fonte di energia stabile e a basse emissioni di carbonio e potrebbe diventare un pilastro chiave della strategia di sicurezza energetica a lungo termine dell’Europa.

Il successo del Clean Industrial Deal nel rafforzare la rete elettrica europea e nell’integrare i mercati dell’energia tra gli Stati membri dipenderà in ultima analisi dal superamento di alcune sfide prioritarie. Un sistema energetico più interconnesso non si traduce infatti automaticamente in una riduzione dei costi, soprattutto se la capacità rinnovabile interna non cresce al ritmo necessario a soddisfare la domanda industriale. Inoltre, anche se una maggiore flessibilità della rete può aiutare a gestire le fluttuazioni dell’offerta, non elimina la fondamentale dipendenza dell’Europa dalle importazioni di energia. Detto questo, riducendo gli ostacoli normativi all’interconnessione e investendo in infrastrutture transfrontaliere, il CID getta le basi per un sistema energetico più resiliente.

Strategia e rischi tra a sovranità energetica e competitività

Analogamente, un altro aspetto interessante dell’approccio del Clean Industrial Deal sul fronte della sovranità energetica è il suo tentativo di isolare l’Europa dalla volatilità dei mercati del gas attraverso l’acquisto collettivo. In effetti, la strategia comporta rischi intrinseci: perché l’Europa possa affidarsi a una Task Force per il mercato del gas sull’intero territorio in modo da negoziare condizioni più favorevoli, deve riuscire anche a mantenere un potere contrattuale sufficiente in un panorama energetico sempre più competitivo. Inoltre, senza una contemporanea spinta all’aumento delle energie rinnovabili, queste misure di acquisto collettivo potrebbero rafforzare la dipendenza dell’Europa dal gas naturale, anziché ridurla.

L’approccio del Clean Industrial Deal riguardo alla convenienza dei prezzi energetici fornisce un aiuto necessario alle industrie, gettando al contempo le basi per un futuro più pulito e resiliente. Tuttavia, per raggiungere il suo pieno potenziale sarà essenziale affrontare le vulnerabilità strutturali attraverso un impegno più forte nella produzione interna di energia, una politica industriale più proattiva e un approccio strategico a salvaguardia delle catene di approvvigionamento critiche. Il CID dà all’Europa l’opportunità di ridefinire il proprio panorama energetico, trasformando le sfide in motori per l’innovazione e la sicurezza a lungo termine, e di emergere come leader globale nell’energia pulita e indipendente.

Crédit Mutuel Asset Management è una società di gestione del risparmio del Groupe La Française, la holding della linea di business dell’asset management del Credit Mutuel Alliance Fédérale.

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