Social e Governance ESG

Parità di genere: il Covid la allontana di altri cinquant’anni

Il nuovo studio di Accenture e W20 rileva che la pandemia ha allungato di 51 anni il raggiungimento del bilanciamento uomini-donne. Se non si interverrà con politiche di inclusione e valorizzazione delle donne in ambito lavorativo il raggiungimento del risultato potrebbe slittare dal 2120 al 2171. L’esempio della società di consulenza, attiva sul fronte Governance con obiettivi da raggiungere entro il 2025

Pubblicato il 08 Mar 2021

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La diffusione del Covid-19 ha avuto effetti negativi, oltre che su numerose declinazioni della vita sociale, anche sul raggiungimento della parità di genere: l’evoluzione della pandemia, scoppiata in un momento storico in cui le donne non erano impiegate alla pari degli uomini, ha ulteriormente allargato il gap provocando una dilatazione del tempo necessario per raggiungere il bilanciamento di 51 anni, passando dal 2120 al 2171.

Ad affermarlo è “Se non ora, quando?” (“If not now, when?”), il recente studio realizzato da Accenture e Quilt.AI insieme a Women20 (W20), l’engagement group del G20 che ha l’obiettivo di garantire che il dialogo sul bilanciamento di genere sia integrato nell’agenda del G20 e che questo si traduca nelle azioni dei leader delle principali venti economie mondiali che ne prendono parte. Lo studio, condotto ad agosto 2020 su un campione di 7mila persone e sette Paesi, ha analizzato l’impatto che il Covid-19 ha avuto sulla parità di genere rispetto allo scenario pre-pandemia analizzando diverse dimensioni tra cui salute, educazione, livello di occupazione, inclusione digitale e inclusione finanziaria.

Donne fra le categorie più colpite dalla crisi

Lo studio rileva come, nonostante la pandemia abbia impattato negativamente su uomini e donne, queste ultime siano state tra le categorie maggiormente colpite dalla crisi causata dall’emergenza sanitaria. I guadagni delle donne sono diminuiti del 63% più velocemente rispetto a quelli degli uomini, con un declino medio del reddito femminile di oltre il 16% rispetto a poco più del 10% degli uomini. Dall’analisi emerge inoltre che le donne hanno il 79% di probabilità in più di essere licenziate rispetto ai colleghi maschi: una disparità spesso determinata dal fatto che la popolazione femminile è impiegata maggiormente in settori vulnerabili alla chiusura delle attività e che registra una presenza inferiore a quella maschile nei livelli più alti dei percorsi di carriera.

A questi dati si aggiunge il fatto che spesso sono le donne a dover farsi carico della cura dei figli o dei famigliari, svolgendo un lavoro non retribuito. Con il Covid-19, sebbene il tempo dedicato alla cura dei bambini da parte degli uomini sia aumentato del 34% e quello delle donne del 29% rispetto a una situazione pre-pandemica, non è diminuito l’onere sulle donne, con il 50% del campione femminile dello studio che dichiara un incremento della tensione e dello stress legato alla cura in ambito domestico.

Dieci suggerimenti per accelerare l’inclusione di 60 anni

Per far fronte a questa situazione di grave disparità, il rapporto elenca 10 suggerimenti che, se pienamente accolti dai paesi del G20, potrebbero accelerare il progresso di inclusione di 59 anni. L’invito è stabilire, per esempio, obiettivi per l’assunzione progressiva delle donne nelle organizzazioni, riconoscere il lavoro non retribuito svolto dalle donne e offrire maggiore flessibilità per ridurre il peso delle cure familiari, incentivare una formazione che offra all’universo femminile maggiori opportunità occupazionali, applicare equità retributiva, aumentare l’accesso della popolazione femminile alle tecnologie digitali.

“In questo contesto di disuguaglianza di genere le organizzazioni giocano un ruolo cruciale: sono chiamate a sviluppare e far applicare politiche attive di inclusione e di formazione che favoriscano lo sviluppo dell’occupazione femminile in un’ottica di pari opportunità”, dichiara Anna Nozza, responsabile Risorse umane di Accenture Italia.

Garantire l’accesso alle risorse digitali

Dal report emerge inoltre come l’inclusione digitale possa offrire maggiori opportunità di lavoro per le donne e di come essa sia una leva per promuovere l’efficienza e l’innovazione. Poiché, però, non tutti oggi hanno uguale possibilità di accesso alle risorse digitali, le organizzazioni devono necessariamente assicurarsi che l’accesso offerto a queste risorse sia inclusivo a livello di genere. Durante la pandemia, le donne (nel 54% dei casi) hanno fatto maggiormente ricorso a internet per svolgere il proprio lavoro, più degli uomini (35%). La dipendenza delle donne alla connettività in settori come la salute, l’istruzione, l’occupazione e la gestione della casa ha esacerbato in modo particolare il “digital divide” per coloro che non hanno alcun accesso o scarsa possibilità di utilizzare le potenzialità della rete.

Lo studio rileva anche che la percentuale di posti di lavoro nelle aree del cloud computing svolta da donne è solo del 12% e che il 19% delle donne ancora oggi ritiene che le carriere Stem siano più adatte agli uomini. È dunque necessario lavorare per costruire infrastrutture tecnologiche che funzionino per le donne, spingere la partecipazione delle donne nello sviluppo di nuove tecnologie e stabilire delle linee guida sensibili alle tematiche di genere per le tecnologie più avanzate.

L’impegno Governance (Esg) di Accenture

“Accenture si impegna ogni giorno a promuovere una cultura delle pari opportunità sul luogo di lavoro in modo che tutti abbiano le stesse possibilità di crescita”, conclude Anna Nozza. Per raggiungere l’ambizioso obiettivo della parità di genere entro il 2025, l’azienda – particolarmente impegnata sul fronte Governance in termini di politiche ESG – ha deciso di puntare sullo “Stemanesimo”, ovvero ricercare, formare e valorizzare figure con competenze scientifiche e umanistiche per realizzare quella combinazione tra tecnologia e ingegno umano essenziale per avere successo nel contesto attuale.

Immagine fornita da Shutterstock

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