Chief Financial Officer

Cosa vuol dire ESG oggi per un CFO

L’interesse per i criteri della finanza sostenibile è cresciuto negli ultimi decenni attraverso una ricca serie di passaggi. I Chief Financial Officer delle aziende hanno un ruolo determinante nel rapporto verso i rating Environmental Social Governance

Pubblicato il 12 Giu 2021

rendicontazione di sostenibilità come opportunità di sviluppo
Giacomo Mele, Administration and Management Control presso Fitprime

In Italia diversi CFO considerano ancora oggi le iniziative per migliorare la performance ambientale, sociale e di governance un costo, anziché un valore a vantaggio delle aziende. Forse perché i nostri Chief Financial Officer sono focalizzati prevalentemente su EBIT e ROI e spesso i report come financial plan, KPIs e rating viaggiano su binari separati da quelli delle valutazioni ESG.

CFO più attenti ai legami tra sostenibilità e performance economica

Eppure i legami tra sostenibilità e performance economica oramai sono chiari agli occhi di tutti e maggiormente in questo periodo storico nel quale anche il nostro Paese sta finanziando la transizione energetica e di sostenibilità attraverso le attività avviate dal nuovo Ministero della Transizione Ecologica. Una ventata di aria fresca per l’Italia che farà arrivare i 205 miliardi di euro a disposizioni messi dall’Europa su progetti che mireranno anche alla trasformazione industriale delle aziende.

I modelli tradizionali sul “tavolo” dei CFO

Forse il motivo è allora da rintracciare nella precedente generazione di CFO, che continuerebbe a ragionare tramite modelli tradizionali di finanza, non carpendo che da un lato ci sono nuovi investitori, oramai sempre più nella fascia dei millenials, non tendenti solo al rendimento finanziario, ma volti verso un valore sociale condivisibile che tuteli i rischi ambientali e le disuguaglianze sociali ed economiche; dall’altro lato, ci sono poi gli attuali asset manager che si basano proprio sui rating ESG. Per non parlare poi dei Fondi di investimento sostenibili sorti negli ultimi anni…

Per esempio, il CEO di Blackrock (società di investimenti che gestisce circa 6 trilioni di dollari), Larry Flint, ha scritto una lettera ai propri colleghi dove li invitava in merito al loro business a non essere spinti solamente dall’interesse economico, ma a ricercare quel nesso tra profitto e valori non economici, perché indispensabile ad avere aziende più sane e durature.

La finanza socialmente responsabile e i CFO

Il primo evento di finanza socialmente responsabile risale al 1990, quando negli USA venne organizzata la conferenza “SRI in the Rockies” da un eco mondiale. Oggi la SRI Conference si tiene annualmente e rappresenta uno degli eventi più importanti nel settore della finanza responsabile. Il primo report sulla finanza sostenibile è stato emesso nel 1995 (Trend Report on SRI Finance) ed oggi consegna il dato sul 2020: 18 trilioni di dollari. In Italia uno dei primi fondi etici è stato Sanpaolo Azionario Internazionale Etico del 1997, mentre il primo indice azionario SRI globale nasce nel 1999, creato dal Dow Jones e denominato Dow Jones Sustainability Index (DJSI).

Finanza sostenibile e criteri ESG

I criteri ESG entrano a far parte della finanza sostenibile nel 2005, quando l’allora segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan chiese ai più grandi investitori del mondo di elaborare i principi per investire in modo sostenibile e responsabile: nacquero così i sei PRI (Principles for Responsible Investment) ufficialmente lanciati alla New York stock exchange nel mese di aprile del 2006:

  1. Incorporeremo i temi Esg (ambientali, sociali e di governance) nell’analisi di investimento e nei processi decisionali.
  2. Agiremo da azionisti attivi e inseriremo i temi Esg nelle nostre politiche e pratiche di gestione.
  3. Chiederemo alle società in cui investiamo di comunicare in modo appropriato le istanze Esg.
  4. All’interno dell’industria degli investimenti, ci faremo promotori dell’accettazione e dell’implementazione dei principi.
  5. Collaboreremo per aumentare la nostra efficacia nel mettere in pratica i principi.
  6. Ciascuno di noi farà il resoconto delle attività e dei progressi raggiunti nell’applicazione dei principi.

Accordi di Parigi e Agenda 2030: perché sono importanti per i CFO

Ma per il futuro della finanza sostenibile altre due furono le iniziative segnanti:

  1. la negoziazione dell’Accordo di Parigi sul clima (2015), quando ben 195 paesi sottoscrissero (2018) e promisero di adottare politiche climatiche a partire dal 2020, l’anno appunto del coronavirus
  2. l’Agenda 2030, con la quale i 193 stati dell’Assemblea Generale dell’ONU approvarono sempre nel 2015 i 17 obiettivi di Sviluppo Sostenibile: in quell’occasione l’Unione Europea attribuì la priorità al tema della sostenibilità, con l’obiettivo di realizzare la transizione verso modelli di crescita attenti alle tematiche ambientali.

I 10 punti del Piano d’azione sulla finanza sostenibile

Pertanto a marzo 2018, la Commissione lanciò il Piano d’Azione sulla finanza sostenibile, con l’obiettivo di incrementare gli investimenti in progetti sostenibili e di promuovere i valori dell’ESG. Nell’Action Plan sono previste dieci azioni verso la sostenibilità:

1) Introduzione di una tassonomia UE per la finanza sostenibile. Si intende un sistema condiviso di classificazione e definizione dei prodotti e servizi considerati sostenibili.

2) Creazione di standard e certificazioni di qualità UE per i green bonds (obbligazioni verdi).

3) Aumento degli investimenti in infrastrutture sostenibili.

4) Modifica delle direttive MIFID II e IDD, nonché delle linee guida ESMA (sulla valutazione e adeguatezza dei prodotti finanziari) nel segno della sostenibilità.

5) Miglioramento della trasparenza nella costruzione di benchmark (prodotti leader di riferimento per ogni categoria) di sostenibilità.

6) Incentivo all’adozione dei criteri ESG da parte delle società di raccolta di capitale e di ricerca di mercato.

7) Proposta di una legge che includa i criteri di sostenibilità nella definizione di “dovere fiduciario”, al fine di vincolare gli investitori ad agire nel massimo interesse dei beneficiari.

8) Possibilità di introdurre delle riduzioni dei requisiti patrimoniali minimi sugli investimenti sostenibili.

9) Migliorare qualità e trasparenza della rendicontazione extra-finanziaria delle imprese, tenendo conto delle raccomandazioni della Task Force on climate-related Financial Disclosure del Financial Stability Board.

10) Integrare i criteri ESG e l’approccio di lungo periodo nelle decisioni dei CdA aziendali.

Se è vero che la transizione verso modelli di business più sostenibili richiederebbe ingenti risorse finanziarie, e la mitigazione degli impatti ambientali può avvenire solo grazie all’innovazione tecnologica, in grado di rendere maggiormente efficiente soprattutto la produzione e l’utilizzo dell’energia, questo passaggio risulta essere estremamente impegnativo per le aziende.  Tale passaggio può essere “snellito” solo se all’interno delle aziende tra i vari “personaggi” uno più di tutti conosca le logiche e la storia della finanza sostenibile e i suoi ESG: il CFO.

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