L'analisi

Sostenibilità, governance e ambiente: per le aziende la strada è ancora lunga

L’analisi di Christian Parmigiani, board member di Impresoft Group: “Se la sensibilità degli individui pare in forte crescita, nell’ambito business c’è molto da fare. Abbracciamo l’approccio Esg come necessità di impegno etico e morale delle società verso l’ambiente”

Pubblicato il 03 Nov 2021

Christian ParmigianI

Sulla sostenibilità ambientale siamo di fronte a uno scenario in cui la sensibilità dei singoli cittadini è in forte crescita, mentre sul fronte aziendale rimane ancora molto da fare. Emerge la necessità di un approccio coordinato verso sostenibilità, governance e ambiente, a fronte di un mondo del business che si muove ancora troppo lentamente verso i nuovi obiettivi, con modelli di business che non cambiano abbastanza velocemente per raggiungere i target mondiali. A sottolinearlo è Christian Parmigiani (nella foto), board member di Impresoft Group, polo tecnologico nato a novembre 2019 dall’unione di 4ward, Brainware, Gruppo Formula, Impresoft, Qualitas Informatica, Progel e NextTech: “Mai come in questi ultimi mesi la sostenibilità ambientale è al centro dell’agenda politica del nostro Paese. Un tema che per un terzo degli italiani è già una priorità, con una visione orientata sempre più verso il pragmatismo – afferma – soprattutto nelle generazioni più giovani, come dimostrano gli oltre 50.000 ragazzi scesi in piazza a Milano il mese scorso per chiedere risposte alla crisi climatica”.

In questo contesto Parmigiani individua una serie di “spiragli positivi”: “Basti pensare – spiega – che dei circa 190 miliardi del Pnrr, 85 miliardi sono stati destinati proprio al tema ambientale nelle missioni legate all’impatto climatico e ai trasporti sostenibili, 20 sono destinati all’impatto sociale (ad esempio, investimenti per una maggiore inclusione e protezione del lavoro) e altri miliardi vengono distribuiti su vari progetti rivolgendosi ad aziende di molti settori high tech. In sintesi, alla sostenibilità vengono riservati più fondi che al digitale (40 miliardi di euro)”.

Un approccio, quello verso la sostenibilità, che Impresoft group ha deciso di sposare con convinzione: “Proprio in quanto polo tecnologico in grado di accompagnare i clienti nella trasformazione e affrontare le necessità di digitalizzazione di qualsiasi tipo di impresa – sostiene ParmigianiImpresoft Group si impegna fortemente sul fronte della sostenibilità ambientale da due punti di vista: verso l’interno, promuovendo comportamenti corretti nei nostri uffici e scegliendo sedi che siano dotate di sistemi di efficientamento energetico, con lo spegnimento automatico dei dispositivi non utilizzati, e dotandosi di data center green recentemente rinnovati, e verso l’esterno, a partire dall’adozione di una politica carbon neutral con i nostri partner e guidando i clienti verso scelte corrette e consapevoli, non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche ecologico”.

E l’impegno verso la sostenibilità non riguarda soltanto l’ambiente, ma prende in considerazione a 360 gradi la comunità nella quale l’azienda opera, “pensando alle esigenze delle persone anche in termini di sostenibilità sociale con la formazione sulla tecnologia per vincere lo skill shortage, la collaborazione con le università in ambito Stem e alla sostenibilità economica e di governance – aggiunge Parmigiani – promuovendo le politiche di diversità che caratterizzano il Gruppo e sostenendo il suo piano di crescita e di investimento”.

Si tratta, in sostanza, di un approccio che si ispira al concetto di Esg, cioè la visione della necessità di un impegno etico e morale dell’azienda verso l’ambiente, la società e la gestione che debba essere considerato in modo unitario. “Tale impegno – evidenzia Parmigiani – non rappresenta solo una scelta per il Gruppo, ma si traduce nella volontà di accompagnare le aziende nell’effettuare valutazioni corrette in termini di Esg, perché, oltre a un obbligo morale e verso le generazioni future, sarà proprio questo asset a pesare in modo sempre più consistente sui risultati di business dell’azienda e ne determinerà il valore”.

Quanto al ruolo del digitale in questo contesto, “Se guardiamo  alla dematerializzazione – argomenta il manager – tutti noi possiamo concordare che non sprecare la carta è immediatamente percepito come comportamento corretto verso l’ambiente, ma molti non pensano che anche una singola mail da un megabyte ha un impatto ambientale consistente e, durante il suo ciclo di vita, emette circa 20 grammi di CO2 (se facciamo un calcolo conservativo, ipotizzando un flusso di 20 mail al giorno, questo ci porta nell’arco di un anno a produrre le stesse emissioni di un’auto che si sposta da Bolzano a Bari”.

E il concetto non cambia se si prendono ad esempio le nuove tecnologie: “Uno studio dell’Mit nel 2019 ha dimostrato che addestrare un modello di intelligenza artificiale di grandi dimensioni produce tanta anidride carbonica quanto cinque automobili in tutto il loro ciclo di vita, dalla produzione in fabbrica allo smaltimento, incluso il consumo di carburante – aggiunge – Anche gli scenari emergenti non sono a impatto zero, secondo le stime dell’Università di Cambridge, nel 2019 il consumo di elettricità dei bitcoin è stato di poco superiore a quello dell’intero Egitto e di poco inferiore a quello della Polonia. Già nel 2008 le tecnologie digitali utilizzate nella trasmissione, ricezione ed elaborazione di dati e informazioni (Ict) hanno contribuito per il 2% alle emissioni globali di CO2, nel 2020 sono arrivate al 3,7% e raggiungeranno l’8,5% nel 2025, l’equivalente delle emissioni di tutti i veicoli leggeri in circolazione”.

Considerando tutti questi fattori emerge che sia necessario un approccio unitario all’ambiente, alla società e alla gestione, obiettivo che Impresoft Group ha deciso di perseguire aderendo alla Green Software Foundation, organizzazione non-profit che ha l’obiettivo di mettere la sostenibilità al centro dell’ingegneria del software, e al programma Partner Pledge di Microsoft, “con la volontà di farci ambasciatori nel promuovere la crescita e la diffusione delle competenze digitali, la diversità e l’inclusività – conclude Parmigiani – e per collaborare nella creazione e lo sviluppo di una Intelligenza Artificiale responsabile ed etica, oltre che a un futuro sostenibile dal punto di vista ambientale”.

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