Filiera sostenibile

Export sostenibile: le sfide e l’innovazione di Agritalia

L’azienda napoletana punta a rappresentare un “gate” di ingresso nei mercati globali e del Nord America in particolare, con un modello di export che punta sulla sostenibilità e sulla riduzione dello spreco alimentare

Pubblicato il 20 Apr 2021

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Su scala globale, un terzo del cibo prodotto per il consumo umano va perso o buttato: si tratta di 1,3 miliardi di tonnellate all’anno, secondo la FAO. Produrre e smaltire alimenti che non vengono consumati comporta pesanti sprechi di risorse, oltre a inutili emissioni di gas serra che impattano considerevolmente sulla salute del nostro pianeta. Insomma, lo spreco alimentare è una vera minaccia per la sicurezza e la sostenibilità dell’intera filiera alimentare. Su questo tema ha focalizzato la propria attenzione Agritalia, azienda napoletana che da oltre 30 anni esporta la tradizione gastronomica italiana in tutto il mondo con attività volte a migliorare l’intero processo di export delle specialità agroalimentari italiane dalla gestione dei fornitori alla consegna al punto vendita. Un investimento continuo che ha raggiunto il culmine in un modello logistico “just in time” che apporta vantaggi reali ai clienti e soprattutto all’ambiente. I risultati raggiunti in questo campo, infatti, non solo possono fornire alle organizzazioni nuovi modi per aggiungere valore ai loro prodotti aziendali, ma anche creare le circostanze per la realizzazione di un vantaggio competitivo a lungo termine.

L’impegno nella logistica sostenibile

Già alla fine degli anni ’90 l’azienda partenopea inseriva nel suo catalogo una linea di pasta biologica, è stata tra i primi in Europa ad adottare la certificazione NON-GMO project verified (organizzazione senza scopo di lucro che offre una rigorosa verifica del prodotto e un’istruzione affidabile che consente alle persone di prendersi cura di se stesse, del pianeta e delle generazioni future) e dal 2014, ha istituito una procedura brevettata di QA chiamata ASCS (Agritalia Sensory Chemical System) che mira a garantire la qualità dell’olio extravergine di oliva per tutta la durata di conservazione.

Più recentemente è stata avviata una collaborazione con la Sheffield University, con sede nel Regno Unito, attiva in ambito di logistica sostenibile, grazie alla quale si potrà arrivare ad un nuovo standard certificato di sostenibilità per l’intero gruppo. Il progetto ProCEedS (H2020-MSCA-RISE-2018) è un consorzio di ricerca che ha l’obiettivo di studiare le implicazioni eco-sostenibili di diversi modelli di distribuzione, tra cui quello di Agrilogistica, il ramo d’azienda che si occupa della logistica attraverso l’innovativo hub di Nola dove si utilizzano le più moderne tecnologie per razionalizzare la distribuzione e la conseguente riduzione dell’impatto ambientale, degli sprechi alimentari e delle emissioni di anidride carbonica nel settore Retail.

Il ruolo dei target di sostenibilità dell’Agenda 2030

Tre sono i principali punti su cui Agritalia sta investendo: la riduzione delle emissioni di Co2, l’ottimizzazione nel consumo di energia e la riduzione degli sprechi alimentari, obiettivi che intende raggiungere grazie ad una gestione ottimizzata della supply chain, alla programmazione attenta e precisa delle produzioni dei fornitori e allo smart sourcing delle materie prime scegliendo quelle derivanti da economie circolari e anche del packaging con l’adozione di imballaggi ecosostenibili, accanto al lancio di prodotti che nascono da processi produttivi green per ampliare il perimetro della sostenibilità. Il tutto in un programma automatizzato di rifornimento che elimina le inefficienze della catena distributiva, i rischi di over-stock e semplifica il processo di riordino.

Come precisa Leo Nucera, Direttore Sales e Marketing di Agritalia “Sono due i Sustainable Development Goals facenti capo all’Agenda 2030 verso cui ci muoviamo e che sono in linea con il nostro progetto. Il 9 “Costruire un’infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile” e il 12 “Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo. In un’era dove tutti i principali big giant della tecnologia basano le proprie strategie sul data sharing, anche il mondo della GDO deve fare altrettanto puntando sulla condivisione dei dati andando al di là delle esigenze della loro singola business unit. Il data sharing crea i presupposti per ottimizzare la supply chain dalla riduzione del food waste e del food print a economie che vanno in direzione della sostenibilità”.

Il contesto peraltro è fatto da clienti che sempre di più sentono l’esigenza di ridurre il loro impatto ambientale anche per migliorare la percezione che i consumatori hanno della loro insegna e cercano partner proattivi per rendere sostenibile l’intera supply chain.

Immagine fornita da Shutterstock

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