Finance

Cambiamento climatico e politica monetaria: quali possono essere le conseguenze indesiderate?

Un intervento di William J. Adams, CFA Chief Investment Officer Obbligazionario globale di MFS Investment Management in merito all’annuncio dell’iniziativa della BCE per favorire misure volte a combattere il cambiamento climatico.

Pubblicato il 05 Set 2021

William J. Adams, Chief Investment Officer, Obbligazionario globale, MFS Invetment Management

La Banca centrale europea (BCE) ha recentemente annunciato (anche con un comunicato lanciato lo scorso 8 luglio n.d.r.) un’iniziativa di ampia portata per combattere il cambiamento climatico. A nostro parere, il modo migliore per raccogliere questa sfida non è la politica monetaria, bensì i meccanismi di allocazione del capitale basati sul mercato. Nel settore degli investimenti, tutti sono consapevoli del crescente interesse per le tematiche ambientali, sociali e di governance (ESG). I detentori di asset e i gestori hanno integrato rapidamente i fattori d’investimento sostenibile nella ricerca e nella pratica. Le agenzie di rating e le fonti di dati in ambito ESG sono ormai parte integrante del nostro mondo, le linee guida di restrizione degli asset ammissibili sono sempre più diffusi e il mercato dei green bond continua a crescere in dimensione e popolarità. Il mercato comprende anche autorità normative in varie regioni geografiche, che forniscono chiarimenti in merito agli stili d’investimento, attuano le linee guida e vigilano sulla trasparenza delle informative e sulle migliori prassi dei gestori.

Questi sviluppi preannunciano un quadro positivo per la gestione patrimoniale e la società nel suo complesso. Un approccio attivo alla gestione degli investimenti e all’asset allocation può influenzare in modo costruttivo i responsabili delle decisioni aziendali e gli emittenti di debito. Tuttavia, simili tendenze generano anche rischi. Quella ESG è una dinamica lodevole, ma gli investitori devono diffidare di sforzi di marketing fuori luogo e attività volte a riunire asset in una gamma ESG “preconfezionata“, stando altresì attenti alla supervisione regolamentare e delle politiche, che potrebbe provocare conseguenze indesiderate.

Un nuovo attore: il ruolo della Banca Centrale Europea

Ultimamente, nel mercato ESG ha fatto il suo ingresso un nuovo attore: la Banca centrale europea (BCE). Il suo intento e la sua influenza sono, a mio avviso, aspetti che gli investitori non dovrebbero trascurare. Il comunicato stampa e la discussione della strategia pubblicati di recente dalla BCE erano chiari e lasciano poco spazio alla libera interpretazione: le considerazioni relative al climate change saranno incluse nella strategia e nell’assetto di politica monetaria dell’istituto.

“Non sto interpretando nulla; quelle che seguono sono le testuali parole di Francoforte”. Nello specifico, la BCE ha dichiarato: “Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE) ha stabilito un piano di azione organico, con un’ambiziosa tabella di marcia, per integrare maggiormente considerazioni relative al cambiamento climatico nel proprio assetto di politica monetaria. Con questa decisione il Consiglio direttivo riafferma il proprio impegno a tenere conto più sistematicamente di considerazioni relative alla sostenibilità ambientale nella propria politica monetaria”.

Nella sezione intitolata “Modelli macroeconomici e valutazione delle implicazioni per la trasmissione della politica monetaria”, la BCE afferma che accelererà lo sviluppo di nuovi modelli e condurrà analisi teoriche ed empiriche per monitorare le implicazioni del  cambiamento climatico e delle relative politiche per l’economia, il sistema finanziario e la trasmissione della politica monetaria alle famiglie e alle imprese attraverso i mercati finanziari e il sistema bancario.

Inoltre, nella sezione “Dati statistici per l’analisi dei rischi connessi al cambiamento climatico”, la BCE riferisce che elaborerà nuovi indicatori sperimentali, per quanto riguarda gli strumenti finanziari verdi rilevanti e la carbon footprint delle istituzioni finanziarie, nonché per le loro esposizioni ai rischi fisici connessi al clima. Infine, e forse l’aspetto più interessante, nella sezione “Acquisti di asset del settore corporate”, è possibile notare che la BCE ha già iniziato a tenere conto dei rischi pertinenti connessi al cambiamento climatico nelle proprie procedure di due diligence per gli acquisti di asset del settore corporate dei portafogli di politica monetaria. In prospettiva, la BCE adeguerà il sistema di allocazione degli acquisti di obbligazioni societarie per integrare criteri relativi al cambiamento climatico, in linea con il proprio mandato. Saranno inclusi, come minimo, l’allineamento degli emittenti con la legislazione dell’UE che recepisce l’Accordo di Parigi tramite misure relative al cambiamento climatico o gli impegni degli emittenti nei confronti di questi obiettivi.

Da dove arriva lo scetticismo degli investitori

Sono dichiarazioni forti, che i detentori di asset, gli investitori e i responsabili delle decisioni aziendali, devono tener  benpresente. Apprezzo il fatto che la BCE abbia riconosciuto i rischi legati al cambiamento climatico e i tentativi di sfruttare la sua influenza per esercitare pressioni e smuovere le acque. Tuttavia, la diffidenza degli investitori nei confronti di questa iniziativa è giustificata. I nuovi modelli, le analisi teoriche e gli indicatori sperimentali sono strumenti adeguati per condurre una politica monetaria? È davvero utile includere il cambiamento climatico tra le considerazioni di politica monetaria?

Si tratta della stessa BCE che sta adottando una nuova strategia per l’obiettivo d’inflazione “simmetrico”, la stessa che introduce dati sui prezzi delle abitazioni occupate dai proprietari per diversi paesi, quando molti di essi ne sono sprovvisti, e la stessa che porta avanti la sua politica di tassi d’interesse negativi sul “breve termine” per fronteggiare l’emergenza. Il recente comunicato stampa denota una chiara volontà di sperimentare, con il rischio di politiche sociali condotte in un’ottica monetarista o una presenza persino più ingombrante della BCE sul mercato.

Proposte per un impegno contro il cambiamento climatico

Tengo a ribadire che non è mia intenzione sminuire l’importanza della lotta al cambiamento climatico. L’ignoranza e l’inerzia sono inaccettabili; i rischi sono reali e vanno affrontati, attraverso ricerche empiriche, azioni fondate su basi scientifiche e soprattutto il processo decisionale correlato all’allocazione del capitale. L’accesso al capitale e le decisioni di allocazione nel lungo periodo possono spingere le società e gli emittenti di debito sovrano a privilegiare risultati positivi sul fronte del cambiamento climatico. In un orizzonte di più lungo termine, questo dovrebbe creare opportunità di Alpha per gli investitori e ridurre i rischi di ribasso associati al clima. L’impresa appare titanica per la politica monetaria e consigliamo di non intraprendere un tale percorso. In questo frangente, sono piuttosto i gestori attivi a dover fare un passo avanti. A nostro parere, interagire con le società in portafoglio, un tratto distintivo dell’azionariato attivo, garantisce risultati di molto superiori rispetto a un elenco di esclusione. Se si ambisce a migliorare la condotta delle società, è necessario dialogare con gli emittenti e non limitarsi a vendere in un mercato che potrebbe semplicemente ignorare tali questioni. Le soluzioni a problemi complessi sono esse stesse complesse e richiedono analisi e giudizi d’investimento accurati. In altre parole, l’impegno e le conoscenze insite nelle decisioni di allocazione del capitale e nella gestione prudente dei rischi consentono di considerare le minacce poste dal cambiamento climatico, diversamente da quanto succede con i veicoli d’investimento passivi. Inoltre, è possibile impiegare in modo produttivo i meccanismi di valutazione e di allocazione per contrastare il cambiamento climatico.

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