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Decarbonizzazione dell’energia: l’Italia rischia di arrivare in ritardo al 2030

Secondo l’Energy & Strategy, senza un cambio di passo il contributo alla decarbonizzazione che l’Italia potrà mettere in campo da qui al 2030 è un risparmio di sole 44 milioni di tonnellate di CO2, più o meno un quarto del dovuto

Pubblicato il 18 Ott 2022

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La strada dell’Italia verso la decarbonizzazione è tutta in salita e la lentezza della transizione energetica in atto rappresenta una delle cause principali: questa la conclusione principale del primo Zero Carbon Policy Agenda, realizzato dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano. Il primo dato da cui partire è che, continuando di questo passo, al nostro Paese mancheranno ben centodieci milioni di tonnellate di CO2 per centrare i propri obiettivi di riduzione delle emissioni che ci siamo dati al 2030. Se non muteranno drasticamente le condizioni, infatti, il contributo alla decarbonizzazione che ragionevolmente l’Italia potrà mettere in campo, infatti, è un risparmio di sole 44 milioni di tonnellate di CO2, più o meno un quarto del dovuto. Complicando ulteriormente il raggiungimento del target a lungo termine (2050) di una piena neutralità carbonica.

Tornando al report, secondo l’Energy & strategy ci sono sei aree che possono permettere la riduzione delle emissioni 1) la produzione di energia rinnovabile 2)l’adeguamento delle infrastrutture di rete, 3) l’efficientamento energetico, 4) la mobilità sostenibile, 5)lo sviluppo di configurazioni efficienti (energy communities) 6)l’adozione di un paradigma di economia circolare.

Si tratta di ambiti in cui, come noto, l’Italia ha fatto dei passi in avanti negli ultimi anni, ma limitati e senza una sufficiente rapidità nonostante gli investimenti (circa 17 miliardi nell’ultimo anno). Non a caso dal 2005 ad oggi (anno con le maggiori emissioni dal 1990, ben 591 MtCO2eq emesse in atmosfera) sono state eliminate ben 172 milioni di tonnellate di CO2. Di queste, ben 68 sono legate alla diminuzione nel settore della produzione di energia e calore, come frutto della crescente avanzata delle rinnovabili, del minore utilizzo del carbone e di processi sempre più efficienti. Interessante è stato anche l’apporto del settore industriale (-42 milioni di tonnellate), mentre meno strada è stata fatta dai trasporti (23 milioni di tonnellate in meno) e dal residenziale (-14 milioni di tonnellate).

Strada in salita per il settore energy

Ma per arrivare agli obiettivi al 2030, dovremmo sicuramente accelerare. In che modo? Il mondo dell’energia dovrebbe tagliare le proprie emissioni di altre 30 milioni di tonnellate equivalenti, ma la sfida appare al momento difficile, osservando il gap tra il target fissato e l’obiettivo ragionevolmente raggiungibile. Sicuramente il settore conoscerà una riduzione delle emissioni grazie all’incremento della potenza installata da fonti rinnovabili, alla riduzione delle perdite di rete, all’incremento dell’efficienza del sistema, al potenziamento delle interconnessioni con l’estero e alla realizzazione degli interventi di sviluppo della rete di trasmissione. Ma alla velocità attuale si arriverebbe a 23 MtCO2 di distanza dall’obiettivo: fotovoltaico ed eolico, infatti, per essere in linea con gli obiettivi definiti dal pacchetto Fit-for-55 dovrebbero raggiungere rispettivamente una potenza installata di oltre 68 e 23 GW, invece nello scenario BAU (business as usual) si fermano a oltre 28 e 15 GW. In questo secondo e più probabile caso, dunque, il mondo dell’energia riuscirebbe a tagliare le proprie emissioni soltanto di sette milioni di tonnellate.

Discorso similare si può fare per l’efficienza energetica (applicata a residenziale, industriale e terziario): alla velocità attuale gli obiettivi sarebbero mancati per ben 55 milioni di tonnellate di CO2. Analogamente per quanto riguarda il mondo dei trasporti, nonostante il progressivo passaggio alla mobilità elettrica, non sarebbe sufficiente a raggiungere il target al 2030, tanto che permarrebbe un gap di circa 38 milioni di tonnellate. La stima è che poi le comunità energetiche possano generare la riduzione di circa 1 milione di tonnellate, mentre l’economia circolare di circa due. Un altro milione e mezzo di tonnellate potrebbero essere abbattute dalla cattura della CO2. Di fatto, dunque, nei prossimi sette anni l’Italia correndo alla velocità attuale sarebbe in grado di ridurre le proprie emissioni soltanto di 44 milioni di tonnellate di CO2, mancando quindi nettamente gli obiettivi al 2030. Le emissioni complessive, considerando i pilastri della decarbonizzazione di cui il Report si occupa, passerebbero nel 2030 dalle circa 353 MtCO2 attuali a 309 MtCO2 mentre per raggiungere i target normativi dovrebbero ammontare a circa 199 MtCO2 cioè circa 110 MtCO2 in meno.

Le proposte per centrare i target

Le proposte per uscire da questa situazione da parte dell’Energy & Strategy sono chiare: si va dalla necessità di predisporre una vera e propria roadmap per la decarbonizzazione con orizzonte temporale di lungo periodo (che però definisca con chiarezza anche gli obiettivi intermedi e il percorso per raggiungerli, identificando tutti gli strumenti a supporto, le leve tecnologiche disponibili e i necessari sistemi di incentivazione e finanziamento) alla realizzazione di un’etichetta emissiva che integri quella energetica con un riferimento all’impronta carbonica dei prodotti e degli edifici, spostando così il focus dai consumi di energia alle emissioni; dalla semplificazione dell’iter di autorizzazione e installazione per gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili all’introduzione di meccanismi di incentivazione per l’idrogeno e i biocombustibili, nonché per lo sviluppo della rete di trasmissione e distribuzione che dovrà supportare il trend di elettrificazione. Inoltre a livello di efficienza energetica si dovranno fissare obiettivi di riduzione delle emissioni e dei consumi di energia primaria, facilitare l’accesso agli incentivi legandoli a risultati misurabili, limitare le emissioni massime per i nuovi edifici e introdurre normative chiare per tutte le tecnologie; riguardo alla mobilità sostenibile, si dovranno fissare obiettivi e incentivi anche per la decarbonizzazione del trasposto merci e “off-road”, così come si dovranno promuovere le comunità energetiche e le filiere circolari, a partire da quelle a maggiore potenziale, garantendo la libera circolazione delle risorse tra chi appartiene alla stessa filiera e superando le attuali barriere legare alla definizione di “waste” e “end of waste”.

“Queste proposte, meglio dettagliate nel Report, contribuiranno al raggiungimento dell’obiettivo solo se applicate in modo sinergico e non, come è stato spesso fatto finora, considerando le diverse azioni in maniera mutuamente esclusiva – ha dichiarato Davide Chiaroni, vicedirettore dell’Energy & Strategy -. Il nostro auspicio è che possano essere uno spunto di riflessione innovativo per il policy maker rispetto alle politiche già in atto e che permettano di compiere quell’auspicato cambio di passo che ricondurrebbe il nostro Paese sulla corretta via della decarbonizzazione, insieme all’attivo coinvolgimento di tutta la società, dai cittadini alle aziende”.

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