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La crescita del Digitale non sta impattando sui consumi energetici

Un recente report di The European House – Ambrosetti evidenzia al contrario come il digitale sia la vera chiave per l’efficientamento e la diffusione delle fonti pulite

Pubblicato il 06 Set 2021

amrosetti

Digitale, innovazione e transizione energetica sono fenomeni strettamente collegati, soprattutto in senso positivo: questa la principale indicazione che arriva dall’analisi dell’apposito capitolo di “Digitalizzazione e sostenibilità per la ripresa dell’Italia”, il report di The European House – Ambrosetti. Lo studio, recentemente rilasciato, analizza il rapporto tra digitale ed energia nelle sue diverse sfaccettature, partendo dall’impatto sui consumi, spesso visto in maniera allarmistica. Si scopre così che oggi circa il 2% dei consumi elettrici globali è destinato ad alimentare il traffico di dati, per complessivi a 550 TWh annui: si tratta senza dubbio di un fabbisogno significativo pari al 170% dei consumi elettrici italiani a livelli pre-pandemici.

Una crescita inferiore a quella dei dati

Eppure, il report sottolinea che, nonostante la recente esplosione del traffico e del consumo di dati, nell’ultimo decennio la crescita dei consumi energetici digitali abbia viaggiato a una velocità nettamente inferiore rispetto a quella del volume dei dati. Negli ultimi 30 anni, infatti, il traffico internet è cresciuto di 150 milioni di volte, passando da circa 20 Terabyte nel 1990 a più di 3 Zettabyte nel 2021, con un conseguente aumento dell’impatto energetico di Data Center e reti di trasmissione dei dati. Inoltre, l’avvento della pandemia di Covid-19 ha ulteriormente rinforzato questo trend, provocando una crescita del 40% del traffico dati nei soli primi 4 mesi di pandemia (Febbraio – Aprile 2020) dovuta alla crescita esponenziale di attività svolte online – basti pensare all’intensificarsi delle videcoconferenze e degli streaming video.  Eppure il consumo energetico dei Data Center è rimasto negli ultimi dieci anni sostanzialmente costante, benchè il traffico internet sia aumentato nell’ultimo decennio per un multiplo di 12,1 e il carico di lavoro degli stessi Data Center cresciuto di 7,52 volte, a testimonianza del costante incremento dell’efficienza energetica nel settore. Ovviamente il rapporto tra ICT ed energia non è tutto rose e fiori: il riferimento, in particolare, è ai consumi elettrici legati ai Bitcoin, che si stima siano pari a circa 150 TWh annui, equivalenti al fabbisogno elettrico della Polonia, per circa 75 milioni di tonnellate di CO2 (il 21% delle emissioni Italiane del 2019).

Stima dei consumi elettrici legati a Bitcoin, Twh annualizzati, best guess estimate (2016 – 2021).
Fonte: elaborazione The European House
– Ambrosetti su dati Cambridge Bitcoin Project e Digiconomist, 2021.

Il ruolo di Cloud e 5 G

Un altro aspetto da non trascurare è l’attenzione dei big dell’ICT alle fonti rinnovabili: i volumi di energia acquistata da fonti pulite, principalmente eolico e fotovoltaico, nei diversi settori sono cresciuti del 25% negli ultimi 5 anni, con il settore tecnologico in testa, seguito a distanza da manifattura e telecomunicazioni. Le principali tech company sono membri di un’iniziativa globale, RE100, che raccoglie 300 aziende con l’obiettivo finale di alimentarsi al 100% da fonti rinnovabili entro il 2050 e con un obiettivo intermedio fissato al 60% per il 2030.

Per il futuro, secondo lo studio, una maggiore efficienza del settore ICT potrebbe passare dal passaggio da Data Center “on premise” a Data Center “Cloud”, ritenuti più efficienti e sostenibili rispetto a quelli decentrati, che potrebbe comportare un risparmio fino al 70% sui consumi energetici. Le voci principali di risparmio sono una maggiore efficienza informatica e una ottimizzazione tecnica degli assorbimenti energetici (es. sistemi di raffreddamento, illuminazione). Come emerge da una Survey condotta da The European House – Ambrosetti e Microsoft Italia, nel 2020 l’80% delle grandi aziende italiane si serviva di Data Center Cloud, mentre la percentuale scendeva al 50% nelle piccole aziende. Se, rispetto a questa situazione di partenza, tutte le aziende italiane adottassero il Cloud, ogni anno si risparmierebbero 884.000 tonnellate di CO2 solo per i consumi elettrici dei server, pari alle emissioni da consumi elettrici di 1,03 milioni di famiglie. Anche la trasmissione dei dati diventerebbe sempre più efficiente, contribuendo ad aumentare la sostenibilità dei consumi energetici. Ulteriori efficienze potrebbero arrivare dalle reti mobile: in particolare l’adozione del 5G accelererà questa tendenza di efficientamento energetico, riducendo fino a 20 volte i consumi della precedente generazione 4G.

Gli impatti del digitale su produzione e utilizzo di energia

Se la prima parte del report si concentrava sull’analisi del consumo energetico nel mondo ICT, la seconda parte prende in esame invece su quanto il digitale possa migliorare la produzione e l’utilizzo di energia. Confermando molti aspetti noti: per quanto riguarda la rete elettrica, il digitale è in primo luogo una tecnologia chiave per permettere l’integrazione delle fonti rinnovabili nella rete. L’intermittenza di queste risorse, infatti, richiede una crescente digitalizzazione della rete per aumentarne la flessibilità operativa in modo da poter rimodularne i carichi. Inoltre, il digitale, grazie ad applicazioni in ambito industriale e di domotica, permette una maggiore rimodulazione dei carichi di consumo giornalieri, distribuendoli in maniera più uniforme e appiattendo le curve di picco energetico. In questo senso l’adozione di smart grid, anche a livello locale nelle comunità energetiche, può potenziare ulteriormente l’efficienza energetica generata dalla digitalizzazione. Senza dimenticare gli Smart Building: la previsione è che l’adozione di tecnologie digitali di ottimizzazione energetica abbia il potenziale per ridurre di almeno il 10% i consumi energetici degli edifici, facendo risparmiare in 25 anni a livello globale circa 64 Petawatt/h di elettricità, pari a circa 2,8 volte i consumi elettrici mondiali del 2019. Per non parlare dell’impatto, sul sistema industriale: nello studio si legge come “l’adozione pervasiva di tecnologie digitali nel processo produttivo abilita livelli di efficienza energetica impensabili rispetto al passato, anche se una quantificazione precisa dei risparmi a livello industriale è funzione della industry di riferimento e della tipologia di bene o servizio prodotto dall’azienda”. 

Dematerializzazione e Smart Working

Eppure, l’impatto forse più significativo in prospettiva del digitale non è sul sistema energetico e produttivo, ma concerne piuttosto la sua capacità di creare nuovi modelli di consumo, produzione e lavoro che siano disconnessi dal consumo di risorse. L’esempio più immediato di questa dematerializzazione riguarda i consumi di carta: in Italia, ogni anno ciascun lavoratore consuma in media 70kg di carta, equivalenti a 1,2 al- beri, 1,855 litri d’acqua e 287 Kwh di elettricità. Il digitale abilita inoltre nuovi modelli di lavoro più smart e sostenibili, dove ci si sposta di meno ottimizzando i tempi e abbattendo le emissioni generate dal pendolarismo e dai viaggi di lavoro.

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Gianluigi Torchiani

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