Energy Innovation Report

Utility: innovazione fa rima con Transizione energetica

L’Energy Innovation Report 2021 del Politecnico di Milano evidenzia una crescente attenzione alle tematiche innovative da parte degli operatori energetici, con risultati positivi

Pubblicato il 09 Lug 2021

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L’innovazione è una parola tutt’altro che sconosciuta per il mondo Energy & Utility che, anzi, sta scommettendo in maniera crescente su questo fronte per affrontare la transizione energetica e ripensare prodotti, servizi e modelli di business. Molto spesso passando per l’introduzione di tecnologie emergenti e investimenti in startup e collaborazioni con player di altri settori industriali. Questa la principale indicazione che arriva dall’Energy Innovation Report 2021, redatto dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, che ha analizzato la strategia in termini di innovazione delle energy utility che operano in Italia. Per la precisione, il report si fonda un campione di riferimento (circa 200 soggetti) costituito per il 56% da imprese con un fatturato superiore a 250 milioni di € (grandi utility), e per il 44% da utility medio-piccole. Innanzitutto, il report affronta il tema del momento, ovvero il rapporto delle utility con la decarbonizzazione e le energie rinnovabili. La buona notizia è che ben l’84% delle aziende energetiche si dichiara già preparato ad affrontare la sfida rappresentata dalla transizione energetica, mentre una percentuale molto più esigua (16%) afferma che lo sarà solo entro il 2025. Queste due percentuali sono abbastanza simili sia tra le utility grandi che tra quelle medio-piccole, a testimonianza di quanto queste tematiche siano ormai entrate nell’agenda degli operatori del settore.

La predisposizione all’innovazione

Non solo: le utility che si dichiarano pronte ad affrontare la transizione energetica di norma sono predisposte all’innovazione: l’80% delle utility che si dicono preparate ad affrontare la sfida della transizione energetica considera l’innovazione tra le principali tre priorità strategiche. Tale percentuale, invece, scende al 50% nel caso delle imprese che hanno invece dichiarato di non essere al momento pronte ad affrontare la transizione energetica. progetti di innovazione. Il collegamento innovazione-transizione energetica risulta ulteriormente evidente da altri passaggi del report: tra le utility che vedono l’innovazione tra le principali priorità strategiche, il 75% ha una strategia per l’innovazione che affronta esplicitamente il tema della transizione energetica, e nel 40% dei casi questa risulta formalizzata. Mentre invece le percentuali sono estremamente inferiori tra quegli operatori che non mettono l’innovazione tra le proprie priorità. Ma quale tipo di innovazione hanno in mente i decisori delle utility? I settori in cui si vuole sviluppare innovazione nei prossimi anni riguardano il portafoglio di prodotti/servizi (84%) e i modelli di business (64%), mentre l’attenzione sui processi interni(36%) è più limitata.

La necessità di nuove competenze

Inoltre, il 64% dei rispondenti prevede che l’impatto dei processi di innovazione si realizzerà soprattutto su aree di business periferiche a quello principale -ovvero vendita e distribuzione di energia – quali l’Energy Efficiency, la Smart Mobility, lo Smart Building e la Smart City. Ovviamente cambiamenti di questa portata non possono essere affrontati soltanto con le armi attuali: oltre il 75% del campione sottolinea la necessità di sviluppare in prospettiva futura (prossimi 3 anni) nuove competenze e tecnologie per sviluppare l’innovazione necessaria a raggiungere gli obiettivi fissati in merito alla transizione energetica. Più in generale, il report segnala una certa tendenza all’aumento del budget dedicato all’innovazione e alla creazione di strutture interne apposite: tra chi considera l’innovazione una priorità strategica, il 55% ha già messo in piedi una business unit dedicata, in gran parte con un vero e proprio responsabile dedicato all’innovazione (Chief innovation officer).

Cosa si può fare sul fronte Open Innovation

Ancora indietro appare invece il rapporto delle utility italiane con l’Open Innovation, attualmente adottata dal 48% del campione. Si tratta di un numero in crescita rispetto al passato, ma rimangono le barriere già riscontrate nelle edizioni precedenti: l’assenza di una struttura organizzativa interna in grado di presidiare i progetti e la difficoltà a identificare i partner con cui svilupparli. In positivo, il report segnala come si stia diffondendo la percezione che tali pratiche offrano opportunità tangibili, come identificare nuove occasioni di business, acquisire risorse non disponibili internamente, anticipare minacce esterne o discontinuità tecnologiche, piuttosto che accelerare il ritmo dell’innovazione. Tra le pratiche di Open Innovation oggetto di maggiore attenzione spiccano gli internal idea generation contest (83% delle imprese adopter), lo scouting di startup (50%) e le call4ideas (50%). Il report del Polimi prova anche a tracciare un quadro dei risultati ottenuti in seguito alle politiche di innovazione, evidenziando riscontri soddisfacenti: Il 50% delle utility che hanno introdotto nuovi prodotti o servizi afferma di aver ottenuto un significativo aumento del market share, e il 36% di averlo almeno consolidato. Infine, una buona parte del report è riservata all’analisi delle acquisizioni di startup innovative nel mondo Energy nel triennio 2018-2020: il dato più eclatante è il calo significativo del numero di acquisizioni nel 2020, che toccano quota 9 rispetto ai 43 del 2019. La complicata situazione di crisi globale legata alla pandemia COVID-19 ha infatti avuto un impatto negativo notevole sulle acquisizioni di startup del mondo Energy: l’interesse principale, comunque, resta per le giovani imprese innovative attive nell’area della Smart Mobility.

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Gianluigi Torchiani

EU Stories - La coesione innova l'Italia

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