Sostenibilità

Come l’economia circolare sta cambiando il mondo dell’energia

Il Circular Economy Report dell’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano evidenzia come le imprese del settore siano tra le più attive nell’adozione di logiche di economie circolare

Pubblicato il 28 Gen 2021

economia-circolare

Il settore energetico è coinvolto in prima battuta nell’economia circolare: questa la principale indicazione che arriva dal Circular Economy Report, redatto dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano. L’economia circolare può essere descritta come un nuovo approccio industriale che mira a trasformare in profondità il modo con cui utilizziamo le risorse, dando vita a sistemi di produzione chiusi, in cui le risorse vengono riutilizzate e mantenute in un ciclo di produzione e utilizzo, consentendo di generare più valore e per un periodo più lungo. Messa in altri termini, l’economia circolare è una sorta di ciclo in cui le aziende, dopo aver raccolto risorse dall’ambiente e averle trasformate in prodotti e servizi, le recuperano dopo il consumo. Un vero e proprio cambio di paradigma che, ormai, può contare su una serie cospicua di risorse a supporto a livello europeo: si parla di 454 miliardi di euro di fondi strutturali e di investimento per oltre 500 programmi in tutto il continente, più 183 miliardi di cofinanziamenti nazionali da parte degli Stati membri (637 miliardi in totale), cui si aggiungono i 26 a carico del bilancio dell’Unione Europea e i 7,5 dell’EIB-European Investment Bank dedicati al fondo europeo per gli investimenti strategici.

A questo volume vanno aggiunti i 900 miliardi stanziati dalla Commissione Europea con il cosiddetto Recovery Plan per la transizione ecologica nel prossimo decennio, di cui l’economia circolare è uno dei cardini. Meno eclatanti, per il momento, sono gli incentivi messi a disposizione dall’Italia: oltre ai 4,24 miliardi di euro per investimenti pubblici stanziati con la Legge di Bilancio 2020 a favore del Green New Deal, in cui rientrano anche interventi di economia circolare, a giugno il MISE ha avviato il finanziamento alle imprese per la riconversione delle attività produttive verso un modello circolare: 157 milioni di euro in finanziamenti agevolati e 62,8 in contributi alla spesa. Ma a prescindere dall’esistenza o meno di fondi, utility e operatori del mondo dell’energia stanno investendo nell’economia circolare, per limitare l’impatto delle attività a maggiore impatto ambientale (su tutte l’utilizzo di risorse fossili), ma non solo.

Mondo dell’energia più avanti sull’economia circolare

Per misurare la sensibilità del nostro sistema economico verso il passaggio all’economia circolare, l’E&S Group ha condotto un’analisi dettagliata coinvolgendo oltre 150 imprese in 4 macro-settori industriali: “Costruzioni” (opere di ingegneria civile o lavori di costruzione specializzati), “Automotive” (progettazione, costruzione e vendita di veicoli o componenti), “Impiantistica Industriale” (realizzazione di apparecchiature elettriche o macchinari destinati all’industria), “Resource & Energy Recovery” (recupero e smaltimento di rifiuti biologici, gestione di impianti per la produzione di energia elettrica attraverso biomasse). Per ciascuna impresa, in ciascun settore, sono state studiate le “pratiche” di economia circolare adottate, le barriere incontrate e i driver che invece ne hanno favorito la diffusione: il risultato finale è che il settore “Resource & Energy Recovery” è quello che attualmente si colloca in posizione migliore rispetto agli altri, mentre le aziende dell’“Automotive” appaiono (e si percepiscono) come maggiormente legate a logiche di tipo lineare all’interno dei propri processi.

L’impegno di Eni sull’economia circolare

Eni è una delle aziende del settore energetico che si stanno impegnando, come è stato raccontato nel corso di una delle tavole rotonde che hanno accompagnato la presentazione del report: “Come Eni dal 2016 abbiamo intrapreso un percorso per l’economia circolare, cercando di applicare questi principi all’interno del nostro modello di business – racconta Massimo Mussida, Referente efficienza energetica e monitoraggio circolarità all’interno della direzione HSEQ ambiente di Eni -. A partire dal 2018 abbiamo avviato le prime iniziative concrete, basandoci su concetti come minimizzazione delle risorse, riuso, riciclo e recupero, puntando su alcuni strumenti, prodotti e servizi in logica full lifecycle. Ormai possiamo dire che l’economia circolare rappresenti una nostra linea strategica di sviluppo, che viene applicata a tutti i processi produttivi e allo sviluppo di nuovi prodotti, facendo leva su 3 elementi : 1) competenze, tecnologie proprietarie 3) innovazione. Nel business della raffinazione, ad esempio, punteremo sempre di più sulla raffinazione bio, nonché sulla produzione di idrogeno e biometano. Se però vogliamo puntare su una transizione in un’ottica di circolare, bisogna avere a disposizione degli strumenti misurare quello che facciamo. Abbiamo innanzitutto messo a punto un’analisi di circolarità interna, per poi arrivare a definire a un modello di valutazione strutturato, basato anche su aspetti più quantitativi”. L’economia circolare è nelle corde anche di un’altra utility del settore come Edison: “Ci caratterizziamo come operatore di riferimento per l’energia, ma l’economia circolare costituisce un aspetto fondamentale per il nostro business, che dovrà essere sempre di più ecosostenibile. Ci stiamo concentrando su attività legate al recupero dei suoli inquinati, all’efficienza e riuso delle acque nei processi industriali, ma anche in progetti di biogas e biometano che consentono di ridurre emissioni di Co2”, ha raccontato Marco Scarrone – Divisione Energy & Environmental Service Market di Edison.

Il ruolo delle ESCO

Molti progetti di economia circolare legati al mondo energetico vedono impegnate in prima battute le ESCo, le energy saving company: “Esiste un’esperienza consolidata di progetti che vedono una combinazione tra economia circolare ed efficienza energetica, spesso con ottimi risultati. In ambito industriale si trovano molteplici esempi di questo tipo. Basti pensare a tutti quei settori produttivi in cui può essere reimpiegato il rottame da riciclo, consentendo di ridurre il consumo di materia prima vergine e, allo stesso tempo, abbattere i consumi energia del processo produttivo. Ci sono poi altre filiere dove residui di produzione vengono usati per produrre energia green, come ad esempio il biogas e il biometano”, racconta Michele Crivellaro -Head of Energy Efficiency Coaching Business Unit di Alperia Bartucci. Nicola Cipiciani – Responsabile Energy markets & regulation, ha portato invece il caso di SIRAM Veolia, società specializzata nei servizi ambientali, da tempo impegnata in iniziative di economia circolare insieme alla Pubblica amministrazione. Che spesso riguardano anche il mondo dell’energia: tra queste ad esempio c’è il mega depuratore delle acque di Nosedo (Milano) che, oltre al riutilizzo della risorsa idrica, permette l’alimentazione di un impianto di teleriscaldamento a servizio delle utenze circostanti, assicurando un consistente recupero di energia termica.

Il Green Procurement di Terna

La sempre maggiore attenzione all’economia circolare interessa da vicino anche chi deve occuparsi di integrare (grazie anche alle Smart grid)  il sempre maggiore apporto delle fonti rinnovabili nel sistema elettrico nazionale, cioè Terna, il gestore della rete nazionale: “In quanto TSO (Transimission System Operator) dobbiamo garantire il dispacciamento dell’energia, in un quadro di obiettivi di forte crescita delle rinnovabili. Questo ci chiama a mantenere elevati standard di qualità in sistema elettrico in grande evoluzione. In questo senso, il nostro piano industriale 2021-25 è fortemente orientato verso la transizione energetica, dal momento che la nostra attività infrastrutturale presenta importanti impatti sociali ed economici. Abbiamo così adottato la logica del green procurement, così da avere un impatto ambientale ridotto. In particolare, dal 2019 abbiamo sperimentato criteri ambientali minimi in comparti per noi non strutturali, ma l’obiettivo principe è quello di introdurli anche nel core business. In futuro elaboreremo un piano lifecycle e faremo degli scouting tecnologici per individuare fornitori che impieghino materiali più leggeri e con design più sostenibili”, ha evidenziato Alessia Zoccali – Responsabile Tutela dell’Ambientale – HSE e Servizi di Terna.

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Gianluigi Torchiani

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