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Spreco alimentare e italiani: solo il 43% ne conosce la reale entità

I dati emersi da una ricerca commissionata a BVA-Doxa da Babaco Market offrono una visione esclusiva sulle attitudini degli italiani verso lo spreco di cibo: quasi un quarto ammette di farlo per la scarsa attenzione

Pubblicato il 15 Set 2022

Spreco alimentare e italiani: solo il 43% ne conosce la reale entità

Il 96% degli italiani dichiara di avere una chiara percezione dello spreco alimentare, ma solo il 43% ne conosce la reale entità tanto che, un quarto non è a conoscenza dell’impatto del food waste sul cambiamento climatico. L’esistenza del divario tra conoscenza del fenomeno e comprensione della sua reale gravità è testimoniata dalla ricerca commissionata a BVA-Doxa da Babaco Market, il delivery che combatte lo spreco che si origina dal campo al mercato con box di frutta e verdura 100% made in Italy che per piccoli difetti estetici non rientrano negli standard dei tradizionali canali di distribuzione e per questo rischiano di essere “cestinate”.

L’obiettivo di sviluppo sostenibile dell’ONU (SDG 12.3) di dimezzare gli sprechi alimentari entro il 2030 sia a livello di vendita al dettaglio (negozi, supermercati, ecc.) che a livello consumatori (spreco alimentare domestico) e ridurre le perdite alimentari lungo le catene di produzione e di approvvigionamento è stato giudicato importante per quasi tutti gli italiani (97%) con l’88% dei rispondenti che lo reputano fondamentale. I buoni propositi si scontrano però con la realtà: solo 4 persone su 10 considerano realizzabile l’SDG 12.3 e 1 su 5 crede che non sarà raggiunto.

Food waste nelle mura domestiche

In ambiente domestico, quasi un quarto degli italiani ammette di sprecare cibo per la scarsa attenzione e, nonostante la volontà generale sia quella di non buttare nulla, il 57% ha riscontrato almeno un episodio di spreco alimentare domestico nell’ultimo mese. In Italia, tra le maggiori cause del fenomeno c’è una scarsa attenzione a consumare gli alimenti prima che scadano o si deteriorino (54%), una conservazione poco adeguata dei prodotti nei punti vendita (33%), il fatto che si comprino troppi alimenti (21%) o in formati troppo grandi (19%) e, infine, perché si tende a cucinare cibo in eccesso (9%). Gli alimenti che finiscono più spesso nel cestino sono verdura (47%) e frutta (41%). Seguono più distanziati il pane fresco (29%), i latticini (24%) e cipolle, aglio e tuberi (22%).

Eppure, oltre il 60% degli italiani dichiara di amare frutta e verdura con freschezza e made in Italy tra le principali leve di acquisto; e il 66% consuma frutta fresca tutti i giorni, consapevole dei benefici per la salute. Inoltre, i dati sui luoghi di acquisto dei prodotti ortofrutticoli sottolineano un’apertura green verso canali di spesa meno tradizionali e più sostenibili. Infatti, circa il 19% degli intervistati usufruisce di siti/app specializzate nella vendita di prodotti ortofrutticoli almeno una volta al mese.

Babaco Market: Spreco alimentare e italiani: solo il 43% ne conosce la reale entità

Come contrastare lo spreco alimentare

Al contrario, tra le principali azioni anti-spreco attuabili, l’indagine Babaco Market-BVA Doxa annovera il porzionamento e congelamento del cibo (46%), dare priorità ai cibi prossimi alla scadenza (38%), acquistare prodotti durevoli/a lunga conservazione (37%), acquistare formati più piccoli (30%), l’adozione di un menù settimanale (25%) e l’acquisto su siti specializzati o anti-spreco (8%).

Positivo anche l’interesse del 50% degli italiani nei confronti dell’acquisto online di frutta e verdura esteticamente imperfetta, e in grado di supportare il Made in Italy, per contribuire all’anti-spreco. E un servizio come quello offerto da Babaco Market aiuta a contribuire attivamente alla lotta contro lo spreco alimentare, fornendo ai consumatori una soluzione concreta e pratica da adottare nella quotidianità. L’abbonamento a Babaco Market permette di ricevere direttamente a casa delle box di frutta e verdura fuori dall’ordinario che per piccoli difetti estetici non rientrano negli standard dei tradizionali canali di distribuzione e per questo rischiano di essere sprecati. I prodotti includono eccellenze del territorio italiano tra cui presidi slow food.

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