Indoor e vertical farming per l’ambiente e per la rigenerazione urbana

Durante l’anticipazione in live streaming di NovelFarm sono stati presentati ricerche e report che fotografano la situazione attuale del settore dell’indoor e vertical farming. Negli ultimi due anni, è cresciuta l’offerta di soluzioni con tecnologie orientate per lo più alle coltivazione idroponiche, anche se si ci si apre alle plant factory e alle coltivazioni in container in ambito urbano. La maggior parte sono volte all’ottimizzazione di fattori produttivi e al monitoraggio e automazione

Pubblicato il 30 Mar 2021

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NovelFarm, la manifestazione dedicata alle tecniche di coltivazione fuori suolo e vertical farming sta mostrando nuove prospettive in termini di linee di sviluppo per aumentare la produzione di cibo e ridurre l’impatto ambientale. Confagricoltura è molto attenta a queste linee di sviluppo dell’agricoltura e per voce del Vice presidente Giordano Emo Capodilista, ha sottolineato come la riduzione degli sprechi e l’impiego di tecnologie si possa aumentare la produttività, in maniera sostenibile. Le colture fuori suolo sono importanti per l’ambiente e l’organizzazione sociale del lavoro con un modello agricolo-tecnologico che può comprendere anche la riqualificazione urbana grazie all’utilizzo di zone industriali ed edifici dismessi.

Stefano Zannier, Assessore alle risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, ha ricordato come NovelFarm, manifestazione che ha sede a Pordenone, rappresenti un percorso di idee condiviso tra Regione e Pordenone Fiere per guardare agli scenari di domani, partendo dalle innovazioni che diventeranno quotidianità nel prossimo futuro. A dimostrazione di questo, dallo scorso anno è stata attivata una linea finanziaria regionale per contribuire a sviluppare le attività agricole innovative ancora difficilmente riconducibili a schemi regolamentati e consolidati.

Con l’indoor farming non si producono soltanto alimenti

Linda Avesani, Professoressa dell’Università di Verona ha illustrato l’impiego delle coltivazioni fuori suolo per il molecular farming per cui le piante, riprogrammate geneticamente attraverso le biotecnologie vegetali, vengono utilizzate come biofabbriche per produrre molecole ad alto valore aggiunto. I principali ambiti di applicazione sono quello farmaceutico e industriale. I vantaggi di questo metodo sono molti: minor costo di investimenti iniziali (è sufficiente una serra), maggiore sicurezza (le piante non sono attaccate da patogeni potenzialmente pericolosi per l’uomo), scalabilità (si possono adattare alle esigenze del mercato), velocità di produzione dei composti. Stiamo parlando di riduzione degli sprechi e di sicurezza alimentare.

Per capire come queste biofabbriche potrebbero aiutare ad affrontare la crisi pandemica, il Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona ha stimato con una simulazione i metri quadri di serra sufficienti per rispondere al fabbisogno nazionale di reagenti (9 mq), anticorpi, (20.000 mq), vaccini (12.000 mq per raggiungere le dosi richieste per l’immunità di gregge a livello nazionale).

In parallelo all’Agrifood, crescono le ricerche in indoor e vertical farming

Più di 5.000 startup, più di 200 acceleratori, più di 900 business angels, 3200 venture capital e investitori e 260 aziende corporate. Sono i numeri che attestano l’evoluzione negli ultimi dieci anni in ambito Agrifood (che comprende: agtech, consumer apps & services, food delivery, food processing, food safety & traceability, kitchen & restaurant tech, next-gen food and drinks, surplus & waste management). Secondo The State of Global Foodtech Report, presentato da Noa Segre, Corporate Transformation Senior Strategist, Envisioner di Talent Garden, a livello mondiale, la pandemia non solo non ha rallentato il settore, ma ha portato maggiori investimenti (nel 2020, 17 miliardi contro i 15 nel 2019), soprattutto in agtech e food delivery. In Italia, esistono 200 startup in ambito foodtech (soprattutto food delivery, ma sta crescendo anche l’agtech), ma l’investimento è stato di soli 134 milioni di euro negli ultimi dieci anni.

Restando in Italia, il focus sull’innovazione digitale per l’indoor farming è stato presentato da Maria Pavesi, Ricercatrice dell’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e dell’Università degli Studi di Brescia. Uno degli ambiti di ricerca è l’Agricoltura 4.0, l’evoluzione dalla classica agricoltura di precisione grazie all’inserimento nel settore di nuove tecnologie IoT, data analytics, robot e droni, ecc. Secondo un’analisi del mercato del 2020, il settore è ancora molto guidato dall’innovazione di macchine e attrezzature agricole per il campo aperto ma, soprattutto negli ultimi due anni, è cresciuta l’offerta di soluzioni per le coltivazioni indoor e vertical farming dove le tecnologie sono orientate per lo più alle coltivazione idroponiche, anche se si stanno aprendo a strutture differenti (dalle tradizionali serre, alle plant factory e alle coltivazioni in container in ambito urbano). La maggior parte sono volte all’ottimizzazione di fattori produttivi (come le risorse idriche) e al monitoraggio e automazione (piattaforme software, IoT, data analitycs).

Digital Twin e Artificial Intelligence affinano il vertical farming

Secondo Michele Butturini, Ricercatore alla Wageningen University, il vertical farming non sembra ad oggi avere ancora le caratteristiche per “nutrire il pianeta”, ma di certo contribuirà allo scopo e sarà rilevante con la produzione di alcuni tipi di alimenti (riso e grano per ora sono da escludere per una questione di costi) e per la coltivazione di prodotti ad alto valore (farmaci, cannabis, nuove varietà di colture).

Si iniziano a creare nuove varietà per vertical farm, usando modelli anche 3D che creano un digital twin della vertical farm per testare scenari possibili. La ricerca ha permesso di affinare l’utilizzo dell’illuminazione, che permette di influenzare il prodotto anche una volta raccolto, rendendo più lunga la sua shelf life; l’automazione, che oggi viene ancora poco utilizzata anche per i limiti nel riconoscimento e nella raccolta di prodotti delicati senza danneggiarli; le tecnologie basate sull’AI che permettono di affinare le scelte di climatizzazione, illuminazione, ecc.

Altri argomenti di ricerca sui quali ci si sta interrogando è come rendere ancora più sostenibile il vertical farming  che richiede molta energia elettrica riducendo il consumo di risorse anche in chiave ESG, e come far sì che questo tipo di coltivazione risolva realmente i problemi di food system disparity.

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