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Osservatorio Smart Agrifood: gli incentivi spingono l’Agricoltura 4.0

Pubblicato il 16 Mar 2022

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Anche l’agricoltura è entrata a pieno titolo nell’era del 4.0: questa la principale conclusione che arriva dalla quinta edizione dell’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia.

Come ha messo in evidenza Andrea Bacchetti, Direttore dell’Osservatorio Smart AgriFood, i numeri testimoniano di un comparto che è più avanti rispetto ad altri sulla strada della trasformazione digitale. In effetti, negli ultimi due anni l’Agricoltura 4.0 ha continuato il suo percorso di crescita ed evoluzione: dai 540 milioni di euro di fatturato nel primo semestre del 2020 a 1,3 miliardi a fine 2020, fino ad arrivare a 1,6 miliardi nel 2021 (+23%). I numeri raccontano anche di una fortissima crescita rispetto al 2017, quando questo mercato faticava ad arrivare a quota 100 milioni di euro.

In parallelo, è cresciuta la superficie coltivata con strumenti 4.0 da parte delle aziende agricole, che nel 2021 ha toccato il 6% del totale, il doppio dell’anno precedente. Il 60% degli agricoltori italiani nel 2021 utilizza almeno una soluzione di Agricoltura 4.0, +4% rispetto al 2020, e oltre quattro su dieci ne utilizzano almeno due, in particolare software gestionali e sistemi di monitoraggio e controllo delle macchine. Tuttavia, lo studio segnala una crescente attenzione ai sistemi di analisi dei dati e supporto delle decisioni, confermata dal 26% di aziende agricole che prevede investimenti in questo ambito dell’Agricoltura 4.0 per il prossimo futuro.

Questa recente crescita del mercato è stata trainata dagli incentivi, in particolare dalle agevolazioni dei Programmi di Sviluppo Rurale e dal Piano Transizione 4.0: tre quarti delle aziende agricole hanno impiegato almeno un incentivo di Agricoltura 4.0 e l’84% sostiene che abbiano avuto un impatto determinante sulle scelte di investimento, consentendo di anticiparli (per il 44% delle aziende), di investire in più soluzioni (20%) o in una soluzione più costosa (20%).

Le difficoltà del comparto

Nonostante questa maggiore attenzione al digitale sia conseguenza della pandemia, non bisogna dimenticare come il settore agricolo nel suo complesso abbia pagato lo scotto della crisi: circa la metà delle aziende intervistate dall’Osservatorio ha conosciuto nell’ultimo biennio una diminuzione (lieve o forte) del fatturato. Esistono poi tutta una serie di impatti che hanno gravato e tuttora gravano sul settore, tra cui le difficoltà negli approvvigionamenti di materie prime e componenti, il rallentamento del canale horeca, le limitazioni alla circolazione.

In questo contesto non facile, è arrivata anche la crisi russo-ucraina, ovvero una guerra che coinvolge due Paesi estremamente importanti nella produzione di cerali, mangimi, fertilizzanti e altro ancora. Senza poi dimenticare gli impatti alla crisi energetica in atto, che sarà sicuramente foriera di conseguenze per tutto il comparto. Ecco perché, in un mondo caratterizzato da scenari che cambiano velocemente, le aziende agricole devono essere sempre più in grado di cogliere quegli scenari ricchi di opportunità che il digitale può individuare, come ha messo in evidenza Mauro Bellini, Direttore di Agrifoodtech.

Il ruolo delle Startup

Un ruolo importante nella digitalizzazione del settore è giocato dalle startup, che si rivolgono principalmente ai due estremi della filiera agroalimentare: ai consumatori, con servizi di eCommerce o applicazioni/servizi per informazioni sulla tracciabilità dei prodotti o sullo stato di conservazione e freschezza, e alle aziende agricole, con soluzioni di Agricoltura 4.0 per la mappatura e il monitoraggio da remoto delle coltivazioni o delle macchine agricole, e per la gestione d’impresa. Nel 2021 le oltre 750 imprese censite a livello globale hanno totalizzato oltre 15 miliardi di dollari di raccolta, la maggioranza dei quali concentrati in Asia.

L’Italia è tra i primi 10 Paesi per numerosità di startup, ma incide meno dell’1% sui finanziamenti ricevuti, anche se comunque i casi di successo non mancano, come emerso anche in occasione dell’Osservatorio 2022: un’azienda estremamente nota nell’agroalimentare italiano come Granarolo ha dato vita a un apposito acceleratore insieme ad altre aziende, proprio con l’intento di intercettare nuove startup con proposte interessanti in ottica business.

Un caso di successo è XFarmstartup nata nel 2017, che in questi anni è riuscita a fare innovazione con diverse realtà del comparto: ad esempio è stata avviata una partnership con un costruttore di macchinari agricoli come SDF, fornendo un vero e proprio sistema digitale a disposizione delle impresa agricole. Con Urbani Tartufi sono stati costruiti modelli previsionali, mentre con Peroni un importante è stato messo a punto un importante POC sulla parte della sostenibilità. Infine, con Lavazza è stato avviato un progetto sulla tracciabilità del caffè. Come ha messo in luce Nicolò Barbano, Head of Marketing, xFarm Technologies, “L’Agricoltura 4.0 deve sapere spostarsi e andare verso le terze parti, cioè altre realtà che possono portare valore ai dati”.

Altro caso è quello di Wenda, startup italiana, che aiuta CEO e manager della supply chain a snellire le operazioni, tracciare dati e ottenere visibilità anche all’esterno della propria azienda. Wenda ha creato una piattaforma collaborativa scalabile che offre visibilità dei processi e tracciabilità dei prodotti in flussi di ingresso, magazzino e flussi di uscita, con accessi multi-organizzazione (interne ed esterne). Rendendo possibile, in ambito agroalimentare, non solo la tracciabilità del numero del lotto, ma anche aspetti più legati alla sostenibilità ambientale, come la catena del freddo. Oppure Elaisian, realtà che si focalizza su un sistema di supporto alle decisioni (DSS) al fine di prevenire le malattie dell’olivo, della vite e del mandorlo, ottimizzando i processi di coltivazione e riuscendo così a migliorare i trattamenti, con notevoli risparmi economici.

Una meccanizzazione sempre più connessa

Ma su quali tecnologie si stanno maggiormente concentrando gli investimenti in agricoltura 4.0?

Secondo l’Osservatorio si è assistito soprattutto a una crescita guidata dalla spesa per macchine e attrezzature agricole nativamente connesse, pari al 47% del mercato e in aumento del +17%, seguita da quella per sistemi di monitoraggio e controllo applicabili a mezzi e attrezzature agricole post-vendita (35%).

I numeri sono confermati anche dall’opinione degli operatori: “Il boost dato dagli incentivi è evidente, lo stiamo ancora vedendo nella meccanizzazione. Lo scorso anno l’incremento del numero delle trattrici vendute a livello nazionale è stato record (+37%); sicuramente si è assistito a una grande corsa a investimenti in macchine innovative. Ormai il 20% del nostro fatturato è legato proprio alla vendite di questa tipologia di macchine”, ha evidenziato Paola Cera, marketing manager di Kuhn Italia.

“La chiave è stata quella di legare il credito d’imposta alla meccanizzazione e alla realizzazione di soluzioni innovative. All’inizio i nostri clienti hanno adottato queste soluzioni perché legate all’ottenimento degli incentivi. Però guardando i nostri KPI sull’utilizzo delle piattaforme abbiamo potuto notare tassi di utilizzo in costante aumento”, ha messo in luce Andrea Oliva, responsabile servizi e partenership di SDF Italia . Valerio Ciace, Devolepment enegineer di Cobo Group, ha invece sottolineato “la necessità di intervenire sulla grande quantità di mezzi di vecchia concezione ancora in circolazione, il cui lavoro è comunque importante tracciare”.

Il ruolo della Blockchain

Infine, il settore agroalimentare continua a guardare con forte interesse alle tecnologie Blockchain & Distributed Ledger: l’agrifood è il quarto settore per adozione di questa tecnologia nei progetti internazionali. Soprattutto per obiettivi di marketing e comunicazione (54% dei casi), ma nel 47% dei casi anche per una maggiore efficienza nei processi di gestione e coordinamento della supply chain e nel 26% per una supervisione dei processi al fine di migliorare la sostenibilità della filiera. Nel 13% dei progetti, inoltre, si punta a rendere più efficaci ed efficienti le procedure legate al richiamo dei prodotti in caso di criticità.

“Sempre più centrale sarà il ruolo dei dati – ha aggiunto Chiara Corbo, Direttrice dell’Osservatorio Smart AgriFood – e la loro valorizzazione lungo tutta la filiera. E del resto, l’indagine sui consumatori finali conferma che gli italiani sono sempre più attenti alla tracciabilità e alle caratteristiche di ciò che mettono nel piatto. E, in questa linea, il settore agroalimentare continua a guardare con forte interesse alle tecnologie Blockchain. Ma sarà necessario incrementare la cultura digitale e la fiducia nelle potenzialità delle tecnologie. Oggi, infatti, solo una minoranza degli italiani impiega in modo sistematico strumenti digitali per informarsi su ciò che acquista e meno della metà di quelli che conoscono la Blockchain hanno fiducia nelle sue potenzialità per la sicurezza. Una situazione che non deve scoraggiare le aziende del settore agrifood nell’adozione di questi strumenti, ma guidare scelte consapevoli sulla selezione delle soluzioni da utilizzare a seconda del pubblico, degli obiettivi e del prodotto”.

“Sempre di più gli attori della filiera agroalimentare riconoscono le opportunità ed i benefici dell’innovazione digitale che oggi rappresenta una leva strategica per la resilienza e la competitività del settore – afferma Andrea Bacchetti, Direttore dell’Osservatorio Smart AgriFood -. Lo certifica l’importante crescita del mercato e della superficie coltivata con strumenti di Agricoltura 4.0, sostenute certamente dagli incentivi fiscali legati al credito d’imposta, che in particolare hanno contribuito al rinnovo del parco macchine, ma avrebbero potuto avere un impatto ancora maggiore se fossero stati pensati specificatamente per il settore agricolo. La Smart Agrifood ha compiuto molta strada, ma molta ne resta da percorrere, a cominciare dalla necessità di aumentare la superficie coltivata con pratiche 4.0 e il ricorso ad applicazioni che integrino i diversi stadi della catena del valore”.

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