ANALISI

Biologico in Italia: cresce a 4,6mld nel 2021, si fa strada nell’e-commerce e guadagna la fiducia di 9 famiglie su 10

Secondo l’Osservatorio SANA 2021 di Nomisma, le vendite alimentari bio sono cresciute del 5% rispetto al 2020 con un boom del +67% nel canale e-commerce. L’Italia si guadagna la seconda posizione nella classifica globale a valore dell’export di prodotti bio. In soli 9 anni il numero di famiglie acquirenti è aumentato di circa 10 milioni. Tra le leve che incentivano l’acquisto, i benefici sulla salute ma anche la sostenibilità ambientale e sociale

Pubblicato il 16 Set 2021

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Il mercato BIO cresce anche fuori casa. Nel carrello della spesa uova, frutta e bevande

In occasione del salone internazionale del biologico e del naturale nello spazio di Bologna Fiere dal 9 al 12 settembre, sono stati presentati i risultati dell’Osservatorio SANA 2021 che, curato dalla società di consulenza bolognese Nomisma, si è basato su survey dirette, dati Nielsen, Ismea, AssoBio, e Agenzia ICE.

Le vendite alimentari bio nel mercato interno hanno raggiunto nel 2021 4,6 miliardi di euro, registrando un aumento del +5% rispetto allo scorso anno. I consumi at home – con un valore di oltre 3,8 miliardi di euro – rappresentano la porzione più importante (+4% rispetto al 2020, Anno Terminante Luglio). Ma la progressiva riapertura di ristorazione e pubblici esercizi, del ritorno alla mobilità e della diminuzione del ricorso allo smart working, spingono la crescita del biologico nei consumi away from home (+10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) e una dimensione che ha di poco superato i 700 milioni di euro.

La composizione degli acquisti bio identifica la Drogheria alimentare (pasta, prodotti da forno, conserve, sughi) la prima categoria per vendite a valore – con una incidenza pari al 57% del totale del carrello; seguono Fresco – formaggi, salumi, yogurt, uova, … – (21%) e Ortofrutta (12%). In merito alle referenze, sono uova, confetture e spalmabili a base di frutta, bevande vegetali i prodotti più venduti.

Canali: in vetta Iper -Super e Discount, ma è l’e-commerce a segnare la quota di crescita più importante

Nel mercato domestico la Distribuzione Moderna è il canale di riferimento: nel 2021 (Anno Terminante Luglio – Fonte Nielsen) le vendite di biologico hanno raggiunto 2,2 miliardi di euro, pesando per il 56% del totale dei consumi at home con una crescita del +2% sul 2020. Al secondo posto la rete dei negozi specializzati che sfiorano il miliardo di euro di vendite e continuano a crescere, mettendo a segno un aumento del +8% rispetto all’anno precedente. In espansione le vendite anche negli altri canali (Negozi di vicinato, farmacie, parafarmacie, mercatini, GAS,…) che registrano vendite per 723 milioni di euro (+5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).

All’interno della Distribuzione Moderna, nel 2021 il canale Iper+Super ha veicolato 1,4 miliardi di euro di vendite di prodotti bio (perimetro: prodotto confezionato a peso imposto – periodo: Anno Terminante Luglio 2021; Fonte: Nielsen), con dimensioni stabili rispetto allo stesso periodo del 2020. Segue, per ampiezza, il canale Discount (205 milioni di euro), che segna inoltre una decisa crescita (+11%). Ma è soprattutto l’eCommerce a segnare l’incremento più significativo: +67% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente,
con 75 milioni di euro di vendite. Infine, gli Specialisti Drug che, nonostante rappresentino una quota ancora di dimensioni ridotte delle vendite della Distribuzione Moderna (2 milioni nel 2021), risultano in forte crescita rispetto allo scorso anno: +63% (Anno Terminante Luglio 2021).

L’Italia è il secondo exporter bio dopo gli USA

Più che positiva la performance dell’export bio: nel 2021 le vendite di prodotti agroalimentari italiani bio sui mercati internazionali hanno raggiunto quota 2,9 miliardi di euro mettendo a segno una crescita del +11% rispetto all’anno precedente, in linea con il trend dall’export agroalimentare nel suo complesso (+10% nei primi sei mesi di quest’anno).

Sono i dati ottenuti grazie a un’indagine diretta sulle imprese – intervistate da Nomisma per ICE e Federbio nell’ambito del progetto ITA.BIO – unico strumento disponibile per stimare questa importante parte di mercato a causa della mancanza di codici doganali che identifichino correttamente ed in maniera continuativa i flussi commerciali dei nostri prodotti biologici sui mercati internazionali.

Circa 6% sull’export agroalimentare italiano totale, 76% sul valore dei nostri prodotti food a marchio DOP/IGP all’estero e il 42% dell’export di vino: numeri che confermano ancora una volta il ruolo rilevante del bio nel paniere dei prodotti Made in Italy sui mercati internazionali. La potenza dell’Italia nel bio premia con la seconda posizione nella classifica globale a valore dell’export di prodotti bio: nel 2021, infatti, è il secondo exporter bio, subito dopo gli USA.

Sempre più fiducia nei prodotti bio anche dopo il Covid

La crescita dei consumi domestici riflette il progressivo ampliamento della consumer base (almeno una occasione di acquisto negli ultimi 12 mesi) che nel 2021 ha raggiunto ormai l’89% delle famiglie (nel 2012 questa percentuale era del 53%). Questo significa che oggi quasi 9 famiglie su 10 hanno acquistato almeno una volta nell’ultimo anno un prodotto biologico e che in soli 9 anni il numero di famiglie acquirenti è aumentato di circa 10 milioni. In oltre la metà delle famiglie italiane (54%), cibo e bevande bio si consumano almeno una volta a settimana e per il 50% dei responsabili degli acquisti alimentari il biologico nel carrello rappresenta sempre la prima scelta, soprattutto per alcune categorie di prodotti come frutta, verdura e uova.

La dinamica dei consumi e le vendite nei diversi canali si è resa possibile grazie all’evoluzione degli assortimenti, tanto più che il 52% dei consumatori si dichiara soddisfatto rispetto all’offerta a scaffale (anche se solo l’11% lo è completamente). Questo ha innalzato il livello di fedeltà di molte famiglie italiane, che non hanno modificato le proprie abitudini di acquisto verso il bio neanche durante la pandemia: il 62% degli user bio, infatti, continua a comprare bio come nel pre-Covid e il 25% ha addirittura aumentato la propria spesa, spinto da necessità salutistiche e scelte sostenibili sempre più impellenti.

Il profilo del consumatore bio e le leve di successo

Sono diversi sono i fattori che incidono sull’interesse verso i prodotti bio: in primis il reddito e il titolo di studio, ma anche la composizione del nucleo familiare. La quota di frequent user è più alta tra i responsabili di acquisto con reddito mensile e titoli di studio medio-alti e cresce fino al 62% dove ci sono figli e, in particolare, bambini con meno di 12 anni. Anche le abitudini alimentari influenzano il consumo frequente di prodotti bio: nelle famiglie in cui ci sono vegetariani o vegani il tasso di frequent user bio sale al 76%.

Complessivamente tra gli attributi incentivanti all’acquisto di biologico c’è la provenienza: il 57% decide di comprare un prodotto bio se gli ingredienti sono di origine italiana e il 37% se la sua provenienza è locale o a km zero. Ma la leva che guida il primo acquisto è sicuramente la curiosità (per un 57%), ma ancor di più la voglia di mettere a tavola prodotti di elevata qualità che garantiscano benefici sulla salute (64%) poiché privi di pesticidi e chimica di sintesi.

Tra i fattori che attraggono i consumatori abituali, compare il valore della sostenibilità: il rispetto della biodiversità, del suolo, il benessere animale ma anche il giusto compenso per i lavoratori agricoli che lo producono rappresentano dei buoni motivi per comprare un prodotto alimentare biologico secondo il 39% dei consumatori.

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