Gruppo CAP: dagli scarti agroalimentari alla bioenergia per la riconversione circolare di Milano

Attraverso il processo di fermentazione tipico dei biodigestori anaerobici, la water utility convertirà le 100 tonnellate all’anno di grassi di scarto del centro produzione pasti di via Sammartini di Milano Ristorazione in energia elettrica (e termica) per alimentare i processi e le attività dell’impianto di depurazione di Robecco sul Naviglio

Pubblicato il 08 Set 2021

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Un progetto pilota all’insegna dell’“economia circolare che utilizzerà fino a 100 tonnellate all’anno di grassi di scarto provenienti dal centro produzione pasti di via Sammartini di Milano Ristorazione, destinati a mense scolastiche e RSA, per produrre energia termica ed elettrica e alimentare l’impianto di depurazione di Gruppo CAP a Robecco sul Naviglio che serve i cittadini dell’alto milanese. Il tutto, grazie al processo di fermentazione tipico dei biodigestori anaerobici, che negli impianti servono per trasformare i fanghi di depurazione in energia.

L’accordo biennale tra la società partecipata del Comune di Milano che dal 2001 fornisce il servizio di ristorazione a nidi, scuole e a strutture a servizio degli anziani e il gestore del servizio idrico integrato dei Comuni della Città metropolitana di Milano, risponde all’interesse comune ad approfondire lo sviluppo e l’applicazione di processi e tecnologie nel campo energetico e ambientale, con un’attenzione particolare alla valorizzazione di rifiuti di origine agroalimentare, al fine di aumentare l’integrazione e la simbiosi industriale tra le infrastrutture urbane locali e accelerare le politiche di riconversione circolare previste nella città di Milano e nel milanese.

Circular Economy: dagli scarti agroalimentari all’energia pulita

Ogni mese, dal centro di cottura di Milano in via Sammartini, vengono prelevate circa 10 tonnellate di grassi di scarto, in forma liquida, provenienti dalla preparazione dei pasti. Una volta arrivati al depuratore di Robecco sul Naviglio, gli scarti diventano biogas attraverso il processo di fermentazione tipico dei biodigestori anaerobici, che negli impianti di depuratori servono per trasformare i fanghi di depurazione in energia.

Il progetto è stato validato dal Politecnico di Milano che, su incarico di CAP, ha testato in fase preliminare la tipologia di grassi utilizzati certificandone il loro grado di biodegradabilità e quindi l’idoneità a essere trattati nei biodigestori. Per chiudere il cerchio, semestralmente la water utility provvederà a fornire una carbon footprint delle attività e dei processi, stimando l’energia prodotta e la CO2 risparmiata, al fine di identificare i benefici dell’operazione in termini di circular economy.

Dopo la fase di sperimentazione che porterà a Robecco fino a 100 tonnellate all’anno di materiale di scarto, l’idea è quella di incrementare le quantità, o di integrare ulteriori tipologie di rifiuti provenienti dai diversi centri produzione pasti di Milano Ristorazione. Non solo, il modello potrebbe essere anche “scalabile” e replicato in altri impianti della città metropolitana. 

Sostenibilità agroalimentare e lotta agli sprechi al centro della Food Policy di Milano

La nostra missione è dare alle bambine e ai bambini delle scuole milanesi un pasto sano, buono, educativo e giusto” – afferma Bernardo Notarangelo, Presidente di Milano Ristorazione –. Questo oggi, e sempre più, vuol dire promuovere i valori di sostenibilità del sistema alimentare e di lotta contro gli sprechi”. Principi cardine della Food Policy definita dal Comune di Milano con l’Expo 2015 per rendere più equo e sostenibile il sistema alimentare di Milano, e che sposa alla perfezione gli obiettivi di sostenibilità che Gruppo CAP, azienda che da oltre 90 anni opera sul territorio del milanese, sta mettendo in atto già da anni.

L’accordo con Milano Ristorazione è uno dei progetti del nostro Green New Deal, col quale intendiamo contribuire allo sviluppo sostenibile del territorio lombardo all’insegna della decarbonizzazione e della transizione ecologica spiega Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato di Gruppo CAP . Gli scarti agroalimentari ci permetteranno di trasformare i nostri depuratori in bioraffinerie, dove produrre biogas e biometano. Infatti, il recupero degli scarti dell’industria alimentare non è una novità per la utility milanese che può contare su ben 40 impianti di depurazione che “grazie a sinergie industriali come queste stanno diventando fabbriche verdi, dove il recupero di acqua trattata da impiegare in agricoltura fa rima con energia pulita prodotta dai rifiuti, ma anche con cellulosa, sabbie, fosforo e azoto, sottoprodotti del processo di depurazione convertiti in materie prime da reimpiegare nella produzione”.

Al fine di trasformare i depuratori in “piattaforme integrate per l’economia circolare”, anche a San Giuliano Milanese, Sesto San Giovanni, Bareggio, Canegrate, Rozzano e Pero sono state avviate attività di produzione a regime di biogas e biometano a basso impatto ambientale che impiegano rifiuti organici, provenienti dall’industria agro-alimentare dell’hinterland milanese. Secondo uno studio effettuato da Kyoto Club, utilizzando i biodigestori anaerobici già presenti nei depuratori, il Gruppo può convertire in energia pulita 107 tonnellate di scarti organici, arrivando ad alimentare fino a 39.000 tra veicoli, mezzi aziendali e trasporti pubblici: 2,5 volte il numero di auto circolanti alimentate a metano nella Città metropolitana di Milano.

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